Ben lungi dall’essere – come lo avevano dipinto i grandi quotidiani dopo la formazione del governo Conte – titolare di un ministero di serie B, Paolo Savona, ministro degli Affari Europei, ieri, di fronte alla commissione di Camera e Senato ha annunciato che presto incontrerà Mario Draghi lanciando un allarme: l’Italia deve essere pronta a tutto.

Savona si è detto determinato a difendere in Europa l’idea di puntare sulla crescita: “Vi è necessità – secondo il ministro – di una stretta connessione tra architettura istituzionale dell’Ue e politiche di crescita se si vuole che l’Euro sopravviva”. Secondo Savona il problema dell’Italia non sarà “se attuare o meno le promesse” fatte all’elettorato, “cosa indispensabile”: il nostro Paese, secondo il ministro, dovrà “rilanciare gli investimenti in misura tale da avere una crescita del Pil che consenta di diminuire il rapporto debito pubblico-Pil, sincronizzando il ritmo di spesa corrente necessaria per l’attuazione dei provvedimenti indicati al ritmo con cui cresce il gettito fiscale”.

Savona ha anche spiegato che le dichiarazioni del governo Conte su euro e Unione europea “hanno rasserenato il mercato, ma lo spread non scende perché il nostro debito pubblico resta esposto ad attacchi speculativi”. Attacchi ingiustificati dato che l’Italia non è la Grecia, non ha squilibri strutturali, ha un avanzo di bilancio dei pagamenti, bassa inflazione, 3.600 miliardi di risparmio familiare e ricchezza. Se il disequilibrio è di liquidità perché il Paese subisce un attacco speculativo e non può stampare euro, perché questo non può fare la Banca d’Italia, allora deve intervenire la Banca Centrale Europea.

Per questo Savona è intenzionato a discutere con Draghi del bisogno di potenziare i poteri della Bce perché questa possa avere “pieni compiti e poteri sul cambio”. In ogni caso, in uno scenario che vede il Paese oggetto di attacchi speculativi “dobbiamo essere pronti a ogni evento – ha spiegato Savona –. In Banca d’Italia ho imparato che non ci si deve preparare a gestire la normalità ma l’arrivo del cigno nero, lo shock”. Ecco perché l’Italia deve avere un piano B rispetto alla moneta unica: “Badate – ha avvisato il ministro – che noi potremmo ritrovarci nella situazione in cui sono altri a decidere. Per questo dobbiamo essere pronti a ogni evento”.

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