Sempre di meno e sempre più vecchi. È un quadro oscuro quello dipinto dall’Istat. Dagli indicatori demografici risulta che l’1° gennaio 2018 la popolazione italiana ammonta a 60 milioni e 494.000 residenti, quasi 100.000 in meno sull’anno precedente (-1,6 per mille). I decessi (647 mila) sono stati superiori alle nascite (464.000). Un dato che segna il nuovo minimo storico e il 2 per cento in meno rispetto al 2016, quando le culle erano 473.000. Si tratta della nona diminuzione consecutiva dal 2008, anno in cui i bebè furono pari a 577.000. Significa che la crisi economica non ha fatto solo strage di ricchezza ma anche di speranze di vita. Inutile dire che è questo il dato più sconvolgente. Non per un problema etico o morale (che sono ovviamente importanti) ma semplicemente per un dato economico. Un nodo profondo che non può essere affrontato con la superficialità di queste ore. La soluzione non si trova dividendo il Paese fra chi vuole più immigrazione per ragioni umanitarie e produttive (si dice che pagheranno le nostre pensioni) e chi ne vuole meno per non fa scomparire gli italiani come si sente ripetere in queste ore di accesa quanto disordinata campagna elettorale.

Il discorso è molto più importante e non è risolvibile con i soliti luoghi comuni che fanno molta “audience” ma servono a poco. Come chi pensa che il problema della natalità si risolva aumentando il numero degli asili nido gratis oppure raddoppiando i bonus bebè. Il problema è molto più complesso. A governare la dinamica delle culle è il Pil. Una novità che ha invertito il canone. Sono caduti i vecchi parametri legati agli usi e ai costumi familiari. Un tempo era il Sud, più arretrato, a fare figli mentre al Nord, l’emancipazione femminile aveva fatto strage di culle. Adesso vale esattamente il contrario: il Mezzogiorno non fa più figli. Addirittura il Molise (-6,6 per mille) detiene il record negativo nazionale. Le regioni più prolifiche sono Lombardia ed Emilia Romagna. Bolzano, che ha il reddito pro-capite più alto d’Italia detiene anche il primato italiano delle culle (+7,1%). Per capire bisogna partire da qui. Dalla considerazione che la crisi economica sta distruggendo non solo l’Italia ma anche gli italiani. Così ne nascono sempre meno.

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