La quota di chi vede un po’ più rosa il futuro, secondo le rilevazioni dell’indice Sef Confesercenti- Swg, è in aumento. Gli italiani che ritengono soddisfacente la situazione della propria famiglia sono il 49%, la quota più alta dal 2013, con uno scatto di 5 punti su luglio e di 8 rispetto a un anno fa. La maggioranza (51%) però che resta insoddisfatta. Addirittura una famiglia su dieci e gravemente insoddisfatta: dato è confermato dalla dinamica dei redditi che segnala una quota di povertà sempre uguale. Una fascia di popolazione che arranca e non ha sentito i benefici della ripresa. Sono i poveri assoluti. Ad aprile l’Istat ha certificato che in Italia sono oltre 7,2 milioni le persone che vivono sotto la soglia di sopravvivenza. L’Istat anticipava in questo modo la stima sulla grave deprivazione materiale, una delle spie di povertà messe a punto in Ue. La rilevazione di Ser Confesercenti-Swg conferma che chi scende nell’abisso della povertà in Italia ci resta e ha poche possibilità di risalire. L’ascensore sociale insomma funziona molto bene solo in un senso. Nemmeno la ripresina ha consentito a chi non ce la fa di ritrovare un po’ di speranza. Una situazione che imporrebbe misure più incisive per la lotta alla povertà. L’aumento delle fasce di indigenza è anche figlio della concentrazione della ricchezza in poche mani. Secondo un rapporto di Ubs, il numero di Paperoni è cresciuto ancora nel mondo. Il numero dei miliardari è salito lo scorso anno del 10% a 1542 individui e il loro patrimonio complessivo è aumentato del 17% a 6.000 miliardi di dollari, spinto verso l’alto dai crescenti prezzi delle materie prime e dell’immobiliare. Una conferma di quanto abbiamo sempre detto: la globalizzazione, la tecnologia, l’esplosione della finanza, l’euro fanno diventare i ricchi sempre più ricchi e i poveri più poveri.

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