Pier Carlo Padoan è rimasto solo a sbagliare. Il ministro che prende ordini da Bruxelles è rimasto isolato anche al governo. Agli euroburocrati aveva promesso la manovrina da 3,4 miliardi prima di Pasqua. Siamo al 25 aprile e, forse solo ora, qualcosa si vede. Non è inettitudine: Padoan non sa più che granchi pigliare. Il vero nodo sarà in autunno, quando dovrà presentare una manovrona da decine di miliardi, dato che i funzionari europei non vogliono più sentire storie. Così il povero Pier Carlo è costretto a spararle, per vedere l’effetto che fa: domenica in un’intervista al Messaggero si diceva pronto ad aumentare l’aliquota Iva in cambio di una riduzione delle tasse in busta paga. Passano due giorni e fa sapere che non se ne farà niente. Stesso ritornello sul catasto: Padoan vorrebbe riformare gli estimi in modo da spremere di più i proprietari di casa, ma i partiti non ci sentono, soprattutto a ridosso delle elezioni. Quando finirà l’esperienza di governo farà bene a rintanarsi nei suoi studi. Qualcuno, infatti, potrebbe chiedergli conto dei quattro anni a Via XX settembre: il debito pubblico salito di 130 miliardi, nonostante il risparmio sugli interessi favorito dal bazooka di Draghi, e la crescita del Pil peggiore dell’eurozona. Pure la Grecia ci supera. Non è una novità: i tecnici, tanto osannati, non rispondano mai dei loro errori. Basta vedere Monti, Padoan ha rispettato la tradizione: nel suo primo Def, il vecchio documento di programmazione economica, scriveva che avrebbe pagato tutti i debiti della Pubblica amministrazione, che il debito pubblico sarebbe sceso e il Pil salito. Dopo quattro anni abbiamo visto con’è finita. Il meglio l’ha dato però sulle banche. Innanzitutto ha approvato il bail-in, cioè lo scarico delle perdite sui risparmiatori. Popolare dell’Etruria, CariChieti, Carife, BancaMarche sono state azzerate con perdite notevoli per decine di migliaia di famiglie Per rimediare ha fatto stanziare 20 miliardi pubblici per salvare le banche in difficoltà. Soldi regalati senza nemmeno denunciare i responsabili (manager e debitori) dei buchi. Il ministro però è fiducioso, dice che ha fatto tante riforme e si prepara a buttare altri quattrini, non suoi ma nostri, in Alitalia. Ma lui è un tecnico e sa quello che fa.

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