Su twitter spopolava nei giorni scorsi l’hashtag #franzferdinand: non sono però tutti diventati fan della band scozzese che porta questo nome, piuttosto sono in molti a rendersi contro che l’omicidio di Qasem Soleimani, il generale iraniano considerato la seconda persona più importante nel proprio Paese, ha rischiato di far esplodere una terza guerra mondiale. Così come l’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando portò alla prima, nel 1915.

Se, infatti, l’Iran minacciava una reazioni contro gli Stati Uniti – reazione che, a quanto si è visto, è stata quasi solo un atto dimostrativo, dato che il governo non può perdere la faccia nei confronti dell’opinione pubblica –, gli Usa alla fine sono stati obbligati a non cedere alla tentazione di reagire in maniera sproporzionata verso l’Iran – così come aveva promesso Trump – poiché un’ulteriore dura risposta, avrebbe potuto scatenare le ire della Russia e della Cina. Per non parlare di come potrebbe esplodere la polveriera del Medio Oriente.

C’è di più però: se l’Iran ha finito per cozzare contro gli Usa nel tentativo di espandere la propria influenza in Iraq, dall’altro lato gli Stati Uniti sono più che determinati a non perdere la propria posizione nell’area. In gioco c’è sempre la stessa materia prima: il petrolio. Ed è proprio sul petrolio che potrebbe giocarsi la prossima guerra. Anche se non sarà un conflitto a fuoco o anche se si manterrà uno scontro strisciante, “a bassa intensità”, il rischio è che ulteriori tensioni portino il petrolio fino a 150 dollari al barile. Si tratta di un valore che è di tre volte quanto registrato prima di Natale 2019.

Col petrolio alle stelle tutte le tensioni dell’economia europea, americana e globale verrebbero a galla. Sarebbe soprattutto la vecchia Europa a soffrirne, ma il rischio è che, alla fine, tutto il rischio assunto negli ultimi anni dai grandi investitori alla luce dei tassi zero esploda. Sconvolgendo un’altra volta tutta l’economia del mondo moderno, così come era accaduto nel 2008, forse peggio.

Il momento “Francesco Ferdinando” rischia di essere tornato, più per l’economia che per lo scenario geopolitico.

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