In queste ore notiziari e quotidiani riempiono le prime pagine con le informazioni sulla caduta delle Borse. Come si trattasse di un fenomeno straordinario o di portata epocale. Sappiamo bene che non è così. Siamo nella assoluta normalità perché ormai dovremmo essere tutti abituati a tanta instabilità. Un fenomeno tanto più facile da capire considerando che il 2017 è stato un anno molto positivo. La speculazione crede di aver guadagnato abbastanza e vende per portare a casa i profitti. In questo caso c’è dell’altro: le Borse scendono perché non si fidano del futuro. Non solo degli Stati Uniti (forse sbagliando) ma nemmeno dell’Europa. Tanto meno dell’Italia. Oggi, infatti la Ue ha rilasciato le sue ultime stime sull’andamento dell’anno. Conferma che l’Italia è il fanalino di coda del club con una crescita che resta costantemente inferiore alla media. Ma soprattutto vede la tendenza al peggioramento come dimostra il calo dello 0,3% delle vendite al dettaglio di dicembre.

Il quadro che sta emergendo è quello che conosciamo bene: dopo un breve risveglio l’economia italiana si sta nuovamente fermando. Un percorso a singhiozzo che si sta portando all’impoverimento generale. L’Italia assomiglia ad un’azienda il cui fatturato non cresce più da molti anni, i dipendenti invecchiano e quindi sono meno produttivi. Inoltre vanno via i migliori cervelli rimpiazzati da una forma di immigrazione caratterizzata da una qualità in termine di formazione scolastica, piuttosto bassa. Il debito continua a crescere nonostante l’azzeramento dei tassi d’interesse. Chi mai investirebbe in una impresa così scadente? Nessuno ovviamente. Tanto più che non ci sono, al momento, speranze di una svolta. Un copione che ormai conosciamo bene, ma di cui nessuno sembra occuparsi. I partiti sono troppo impegnati nei regolamenti di conti interni per dedicarsi alle cose serie. Gli analisti scambiano lucciole per lanterne e si chiedono come mai i mercati scendono nonostante il miglioramento dell’economia. Una gran manica di ignoranti: i mercati scendono perché quel poco di buono che c’è stato dopo la grande crisi del 2007 è ormai alle nostre spalle. L’Italia, che era l’ultima, arretra ancora di più.

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