Il voto in Germania di domenica e il discorso del Presidente Macron di martedì fanno emergere in tutta la loro ampiezza le fragilità politiche e istituzionali della Ue. Il Parlamento che non è un vero parlamento e non decide niente. Nelle istituzioni europee, euro incluso, si fatica moltissimo a trovare traccia della sovranità popolare. La Commissione europea è nominata e non eletta. Il trasferimento di sovranità non avviene tra un parlamento nazionale e un parlamento europeo ma verso grandi burocrazie tecnocratiche. Oggi l’uomo più rappresentativo della Ue si chiama Mario Draghi. Un banchiere che nessuno ha eletto.

Non si dice che il trasferimento di sovranità non è tra governi nazionali ed Europa, ma tra governi nazionali, Italia inclusa, e chi controlla le istituzioni europee e cioè le grandi burocrazie espressione di Francia e Germania. Il popolo inglese ha capito l’antifona. Difficile rimanere in un’istituzione in cui non è chiaro chi decide. O forse è troppo chiaro che saranno altri a farlo e per altri interessi.

Viene chiesto all’Italia di entrare in Europa ignorando la volontà popolare perché i trattati internazionali non sono soggetti a referendum. Né vale lo schieramento dei partiti ormai diventati una maionese impazzita. Sui problemi dell’Europa anche Lega e grillini hanno perso la bussola perché ogni giorno cambiano idea. La volontà popolare è stata messa in freezer. La Gran Bretagna è uscita con un referendum popolare Noi, invece, siamo rappresentati al tavolo di Bruxelles, per il sesto anno di fila, da un presidente del consiglio non eletto.

In queste condizioni la Ue si avvia verso la prossima crisi economica senza avere creato un salvagente adeguato. Casomai sgonfiando quei pochi che, in fretta e furia erano stati costruiti dopo il 2011. La Germania immagina un ministro delle Finanze europeo come guardiano del rigore. La Francia come il promotore degli eurobond. La Germania pensa al Fmi europeo come un sostituto della troika. La Francia come un motore dello sviluppo. La Francia pensa ad un esercito comune dopo essere stata, sessant’anni fa l’ostacolo insuperabile sulla strada. La Germania è preoccupata per l’avanzata di Afd mentre in Francia la Le Pen è stata pesantemente sconfitta. Contraddizioni che potranno sopravvivere fino a quando il vento della congiuntura economica sarà favorevole. E quando girerà? Non importa tanto il prezzo lo pagheremo noi cittadini.

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