La legge europea sul bail-in che tanti denari e dispiaceri è costata ai risparmiatori e ai contribuenti italiani è tutta sbagliata. E a guadagnarci – guarda caso – sono stati solo i tedeschi. A dirlo non è un esponente di un partito sprezzantemente definito “populista” dagli euro-entusiasti, ma Martin Hellwig, economista tedesco e direttore dell’autorevole Max Planck Institute per la ricerca sui beni collettivi di Bonn.

Hellwig – come racconta questa settimana Federico Fubini sulle pagine del Corriere della Sera – sta per pubblicare un nuovo studio dedicato a “Germania e la crisi finanziaria 2007 – 2017”: si tratta di un trattato in cui il professore non ha fatto altro che raccogliere una serie di informazioni pubbliche e arrivare alla conclusione che le crisi bancarie sono costate ai contribuenti tedeschi oltre 70 miliardi di Euro. Hellwig fa però notare come questo costo sarebbe stato più elevato se il sistema creditizio non fosse stato salvato da interventi indiretti di altri governi. Un esempio? I pacchetti di salvataggio europei a Grecia e Spagna, che hanno indirettamente aiutato le banche tedesche nel complesso esposte su quei Paesi per centinaia di miliardi di Euro. Quei pacchetti – conclude Hellwig – furono finanziati per oltre il 70% da governi diversi da quello di Berlino.

C’è un ultimo punto, da brividi, che Hellwig mette in luce: Italia e Germania sono entrate nella crisi con un sistema bancario altrettanto fragile. Con una grande differenza: mentre i risparmiatori tedeschi non ci hanno mai rimesso neanche un euro – anche quelli che detenevano obbligazioni subordinate sono stati rimborsati -, quelli italiani, in ossequio alla direttiva sul bail in, hanno dovuto pagare di tasca propria il fallimento delle banche, dopo aver sovvenzionato da contribuenti il salvataggio degli istituti tedeschi. Cornuti e mazziati, insomma.

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