In un’interessante intervista uscita la scorsa settimana sulle pagine di Start Magazine Giuseppe Liturri ha intervistato Vladimiro Giacché, presidente del Centro Europa Ricerche: nel corso dell’interessante chiacchierata è emerso un dato particolarmente spinoso. Germania e Francia si lamentano dei conti italiani, ma hanno un problema ben più grande: i loro istituti di credito sono in grande difficoltà.

Fino ad oggi grande enfasi è stata data alla riduzione del rischio. Al punto che le banche hanno ridotto il credito alle imprese. Oggi si chiede alle banche di fare nuovo credito. Le norme prudenziali sono state alleggerite ma non basta, bisogna fare di più, altrimenti le banche non riusciranno a fare ciò che chiede il governo.

In primo luogo, nel corso dell’intervista, Giacché chiarisce un punto: le banche di Parigi e di Berlino sono messe molto peggio di quelle italiane. Secondo Giacché “Quelle banche sono un grosso punto interrogativo sulla stabilità sistema finanziario europeo. L’indicatore di rischio sistemico SRISK mostra che in una situazione di stress le banche più esposte sono quelle franco tedesche. Così capiamo una cosa strana vista in queste settimane. Nel peggior giorno del nostro mercato azionario, diverse di quelle banche hanno fatto ancora peggio. Non è un mistero che la marcia indietro della Lagarde di mercoledì 18 marzo sia avvenuta sotto la spinta del Presidente Macron, preoccupato per le banche francesi. Oggi scontiamo il fatto che l’ossessiva concentrazione sul rischio di credito ha lasciato scoperto il rischio di mercato, fattore potenzialmente esplosivo in caso di crisi.”

Secondo Giacché in una simile situazione è chiara la pericolosità della regola per cui gli Stati non possono salvare le banche (regola peraltro voluta fortissimamente da Berlino): “A questo punto è necessario che i passi che si compiono non siano più a nostro danno. Non ha senso criticare i tedeschi che fanno i loro interessi quando siedono a un tavolo negoziale. Purtroppo noi abbiamo avuto negoziatori che non hanno sempre difeso con efficacia i nostri, per diversi motivi. Fondamentale il motivo ideologico: l’europeismo inteso in modo sbagliato. Si è ritenuto che ogni maggiore integrazione andasse bene in sé, anche se ci rimettevamo. Invece bisogna fare gli accordi come li fanno gli altri: se ci guadagnano li fanno, altrimenti non li fanno. Anche in questo caso ci vuole reciprocità.”

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