L’Italia cammina verso il commissariamento politico. Purtroppo la nostra politica continua a dilettarsi con futilità come la candidatura del generale Gallitelli alla carica di premier o la lite tra Renzi e Di Maio sulle repressione delle fake news (stupidaggine come poche). Nel frattempo c’è già chi ha delineato il nostro futuro al posto nostro. Si tratta di Pierre Moscovici, commissario francese agli affari economici. Ha fatto sapere che nei conti pubblici italiani c’è un buco di 3,5 miliardi e dunque servirà intervenire. Una affermazione molto chiara: comunque vadano a finire le elezioni a primavera servirà un’altra manovra. Una interferenza preventiva sulle scelte del Parlamento italiano e anche degli elettori che a marzo andranno a votare. Per rendere più digeribile l’incursione Moscovici ha sponsorizzato la nomina di Piercarlo Padoan alla presidenza dell’Eurogruppo (l’organismo che riunisce i ministri delle finanze dell’area euro). Un riconoscimento per il lavoro che il ministro ha fatto in quattro anni seguendo le direttive di Bruxelles. Soprattutto un modo per assicurargli la ribalta tenuto conto che dalla prossima primavera sarà disoccupato.

Ma soprattutto una palese invasione di campo nei recinti della democrazia. Le affermazioni di Moscovici dicono già quale sarà il finale di partita: che vinca il risorto Cavaliere, oppure Renzi o Di Maio non cambierà assolutamente nulla. Le linee di politica economica sono quelle dettate a Bruxelles. Il prossimo governo italiano, chiunque sia alla guida, avrà la stessa autonomia di un cane legato al carro: potrà andare un po’ a destra e un po’ a sinistra in base alla lunghezza del collare. Non certo cambiare direzione.

Ecco l’Italia di oggi si trova nelle medesime condizioni: chiunque arriverà a Palazzo Chigi dovrà seguire la strada indicata a Bruxelles. Potranno farlo in autonomia facendo finta di essere stati loro a scegliere una “governance” gradita a Bruxelles oppure potranno farsela imporre brutalmente com’era accaduto nel 2011 con Monti. Una scelta vale l’altra: è solo un problema di tempi e metodi. E allora una domanda si impone: a che serve votare? Ecco dove ci ha portato la politica d’austerità: a rendere inutile la democrazia.

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