Sembra assurdo ma è così. La situazione in cui si trova oggi l’Unione si può riassumere parafrasando Carlo Marx. Perché noi italiani siamo concentrati sullo scontro fra Renzi e il presidente della Commissione Jean Claude Juncker a proposito della flessibilità. Dimentichiamo, però, di guardare fuori dove è ormai tutta una Torre di Babele. L’Europa non è mai apparsa tanto disunita. La Polonia è sotto attacco essendo stata inchiesta per violazione dello stato di diritto. Il suo governo è accusato di voler asservire la Corte costituzionale e di minacciare la libertà di stampa avendo trasferito il controllo della tv pubblica a Tesoro. La procedura potrebbe portare alla sospensione del diritto di voto alla Polonia, pratica mai attuata finora Varsavia definisce la minaccia degna “di un regime socialista”.

Ma sono ai minimi storici tutti i  rapporti che si sviluppano sull’asse Varsavia-Berlino -Bruxelles. Il più corposo riguarda il gasdotto Nord Stream contro il suo raddoppio, voluto dalla Germania si è espresso il presidente il presidente polacco Andrzej Duda con toni durissimi: “è un investimento politico che contrasta le leggi europee, mina la Ue e la sicurezza nostra, di Slovacchia e Ungheria”.
Qui affiora la rottura tra Berlino e paesi ex patto di Varsavia, tra i quali l’ Ungheria di Viktor Orban e la Slovacchia di Robert Fico, sull’immigrazione. Entrambi sostengono l’impossibilità dell’integrazione con gli islamici. Quando Orban iniziò ad alzare il muro la Merkel minacciò di espellerlo dalla Ue per xenofobia. Orban ricambiò paragonandola a Hitler. Eppure Polonia, Slovacchia e Ungheria non hanno sospeso il trattato di Schengen, come invece hanno fatto la Germania e altri paesi di stretta ortodossia come Francia e Austria, senza contare la Scandinavia. Ora alla rivolta anti-Ue potrebbero aderire le Repubbliche baltiche insieme Romania e Bulgaria. La grana maggiore è la Gran Bretagna che l’anno prossimo potrebbe uscire dalla Ue. L’iper-regolamentazione finanziaria di scuola tedesca non è mai stata nel Dna dell’Inghilterra. Un esempio ben più credibile delle minacce di ennesimo sfondamento del deficit da parte della Francia (paese che non fa una riforma e comunque si riallinea alla Germania) e della stessa Spagna, dove il premier Mariano Rajoy ha reclamato, anche lui, flessibilità, restando però partner affidabile e strategico. Tuttavia fra qualche giorno potrebbe essere scalzato da una maggioranza anti-euro e anti-Ue come quella salita al potere in Portogallo. Per non parlare dei nuovi sussulti che arrivano dalla Grecia. Ecco perché l’Europa è sempre più disunita. Berlino non ha più la maggioranza assoluta del continente.

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