Un gigantesco “vaffa” a questa Europa. È questo il significato del voto di domenica. Una bocciatura che rilancia perfettamente il titolo di questo blog. Serve un’Europa diversa perché quella attuale crea solo dissenso. Basta guardare le ultime votazioni in Austria, in Olanda, in Francia e gli ultimi sondaggi in Germania: in tutti i Paesi i partiti populisti (chiamati così solo perché si oppongono alle aristocrazie eurofanatiche) raccolgono un consenso valutato tra il 20 e il 25%. L’Italia è andata oltre perché sommando i voti di Lega e 5 Stelle superiamo il 50%. Vuol dire che un italiano su due vuole che le cose cambino. In Europa e non solo. Il voto di domenica, infatti, è la reazione del Paese reale ad una narrazione strumentale della realtà. Falsa la ripresa (un misero 1,5% accanto a una  disoccupazione a due cifre), falsa la crescita della fiducia di imprese e consumatori, falsa l’immagine dell’Italia che ripartiva, dell’occupazione che cresceva. Dicevano di tagliare le tasse e nell’ultima finanziaria le hanno aumentate soprattutto per le imprese; parlavano di ripresa e intanto le imprese piccole e medie continuavano a patire la stretta della crisi.

Sentiamo già crescere la voce dei critici dell’ultima ora. Quelli che, come al solito, sapevano tutto e avevano capito tutto in anticipo. Però lo dicono solo adesso. Quelli che era tutto scritto, tutto previsto, che sono stati fatti degli errori madornali, che le esigenze dei cittadini andavano  ascoltate di più.

Perché la verità di queste elezioni è molto semplice. Basta avere la parola Europa nel simbolo per perdere clamorosamente le elezioni com’è successo alla formazione di Emma Bonino che, invece, nei sondaggi era data in buona posizione per far scattare il quorum. E quanto ha pesato la scelta di Berlusconi di indicare come capo del governo il presidente del Parlamento europeo? Con questa geometria l’Europa rischia davvero di andare in frantumi. Speriamo che ne nasca una diversa molto rapidamente.

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