Se domani, alla scadenza dell’ultimatum di Madrid, il leader separatista catalano Carles Puigdemont non si rimangerà la dichiarazione d’indipendenza fatta la settimana scorsa, con ogni probabilità finirà in carcere. Il premier spagnolo Mariano Rajoy, come monito democratico, ha già sbattuto in cella lunedì i due capipopolo catalani più estremisti con l’accusa di sedizione. Certamente Puigdemont non è solo una vittima. Ha fatto molti errori ma avrà almeno costretto la comunità internazionale a occuparsi del suo Paese e riuscirà a strappare qualcosa per la sua gente. Del caos catalano resteranno tre immagini: un re tentenna, alto, giovane e bello, Felipe, che però non si è mostrato all’altezza del padre, Juan Carlos, pure costretto ad abdicare perché gli scandali suoi e della figlia stavano travolgendo la monarchia. Rajoy, che gonfia il petto mostrando muscoli non suoi. E infine un ribelle pacifista, Puigdemont, più figlio dei fiori che Che Guevara, e che si trova a suo agio più tra le scartoffie che in piazza. Ma soprattutto, resterà in tutti gli europei la sensazione che chi mette in discussione l’ordine di Bruxelles e gli interessi delle elites euro fanatiche viene schiacciato senza pietà. Si capisce che Rajoy, da premier, abbia fatto di tutto per mantenere l’integrità del suo Stato. Tuttavia c’è modo e modo di farlo. Picchiare le vecchiette ai seggi, sospendere i voli quando il leader catalano parla, minacciare i carri armati nelle strade e mettere le polizie l’una contro l’altra dà un’immagine dell’Europa che pensavamo relegata agli archivi di storia. Se il Ppe, del quale Rajoy è autorevole esponente, e la Ue rappresentano, come si vantano di essere, l’argine della democrazia che deve difendere il Vecchio Continente dai populismi e dalle destre, Dio ce ne salvi. La sensazione è che abbiano il manganello e la pistola più facile di quelli che dicono di combattere in nome della libertà. I fatti dicono che chi si oppone anche a parole, finisce dentro. Puigdemont domani perderà e forse sarà costretto a dimettersi nonostante la schiacciante vittoria al referendum. La salsa catalana non si sposa più con il pan di spagna. Il sapore è quello di una grande sconfitta per la democrazia.

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