La flat tax forse, un giorno arriverà insieme agli altri regali fiscali. Nel frattempo ci sarà una amara sorpresina: chiunque vinca le elezioni si troverà subito sul tavolo di Palazzo Chigi una bella manovra correttiva. Il che significa, a seconda dei calcoli e delle stime, una stangata per intorno ai sei miliardi di euro. L’ipotesi non è evanescente visto che anche il centrodestra (in testa nei sondaggi elettorali) la ritiene ineluttabile pur dando tutte le responsabilità a Padoan. Per i contribuenti, che dovranno pagare il conto, è una magra consolazione. Comunque dovremo pagare. Scappatoie, vie di fuga? Non pare. Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia respinge «ogni iniziativa avventata». Nuova conferma che, chiunque vinca le elezioni, il vincolo del 3% non sarà toccato e non ci sarà alcun tentativo di far saltare il tavolo. Non lo farà nessuno. Insomma, se alla fine l’Europa ci chiederà di pagare pegno, bisognerà sborsare. Eventualità che, dalla parte opposta, non esclude neanche Pier Carlo Padoan. Di fronte a chi gli chiedeva se ci sarà la necessità di una correzione in corsa dei conti pubblici, il ministro dell’Economia uscente ha risposto con il suo solito eloquio avvolgente: «Vedremo quello che ci chiederà la Commissione». Nulla di buono si presenta all’orizzonte. Soprattutto sapendo che le ultime dichiarazioni ufficiali della Commissione europea dicono chiaramente che lo scostamento dell’Italia rispetto agli obiettivi è dello 0,2%. Significa che, già adesso mancano 3,5 miliardi. Il resto arriverà in primavera quando si cominceranno a fare i conti del trimestre. I due partiti che, con tutta probabilità, giocheranno al tavolo del governo dopo le elezioni mettono le mani avanti e preparano le giustificazioni. Significa che la stangata arriverà e significa anche che il voto non cambierà nulla. Tutto come prima visto che anche i grillini hanno scelto il silenziatore. Perché, allora, stupirsi se il primo partito diventa quello degli astenuti?

 

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