Con gioia l’Eurogruppo venerdì ha annunciato che la Grecia ha fatto i compiti a casa. Sciolto il ricatto, l’Unione ha deciso di elargire un altro piatto di minestra ad Atene, consistente nella distribuzione di proventi e azzeramento dei tassi di interesse su prestiti dell’Efsf (il vecchio fondo anticrisi Ue) per un ammontare complessivo di 970 milioni di euro.

“L’Eurogruppo accoglie con soddisfazione la valutazione delle istituzioni europee che la Grecia ha preso le azioni necessarie per realizzare tutti gli impegni di riforma e che ci sono le condizioni per la materializzazione della prima tranche di misure per alleviare il debito – si legge in una nota dell’Unione –: il board dell’Efsf e il Gruppo di lavoro dell’Eurogruppo sono attesi approvare il trasferimento dei profitti maturati dalla Bce per la detenzione dei bond ellenici e alla riduzione a zero dell’aumento dei margini di interesse su certi prestiti Efsf per un valore totale di 970 milioni di euro”, si legge nella nota diffusa dall’Eurogruppo.”

La Grecia, scriveva il sito del Messaggero venerdì scorso, è ufficialmente uscita dal piano di salvataggio varato 8 anni prima dalla cosiddetta “Troika” (Unione Europea, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale) per far fronte alla grave crisi finanziaria del Paese, ad agosto dello scorso anno e il mese scorso il Fondo monetario internazionale ha collocato la sua economia “tra le migliori performance nella zona euro”.

Peccato che, al di là della propaganda da Minculpop dell’Unione, la situazione ad Atene sia sempre più drammatica. La povertà continua ad aumentare e il rischio è che – con la legge Katseli che il parlamento greco ha dovuto accettare come diktat dall’Eurogruppo per sbloccare l’ultima tranche di aiuti – presto la nazione si ritroverà con una moltitudine di senzatetto. La legge Katseli, infatti, impone regole più severe per i pignoramenti delle case per chi non sia in grado di pagare ed è un bel regalo alle banche, ma soprattutto ai grandi fondi speculativi internazionali che non vedono l’ora di comprare i crediti deteriorati dei greci.

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