Renzi sostiene che il cielo è azzurro ed è un gufo chi lo nega. Una volta la tecnica poteva funzionare. Era un negazionismo che serviva a innescare la fiducia di consumatori, produttori; la congiuntura finiva, e riprendeva il ciclo dello sviluppo. Ora non è più così perchè è dal 2008 che dura il diluvio sull’economia mondiale.
Poco conta dire che è partito dall’America. Dare le colpe non serve. A causa della sciagurata politica di austerità imposta dalla Germania, gli Stati dell’Unione sono dovuti star lì a guardare il disastro senza far niente. Risultato: questa crisi che prima i pessimisti ritenevano dovesse rimarginarsi entro due o tre anni, ora ha una longevità mai vista. Cioè un’incertezza totale indotta dalla crisi, e non può più essere esorcizzata con il mantra abbiamo svoltato, l’Italia riprende.
Invece che affrontare le cause del diluvio, l’Europa ha chiesto ai suoi membri di chiudersi in casa, di mettere sotto chiave i risparmi. Così gli Stati incatenati alle regole del «fiscal compact» hanno lasciato che fosse il mercato a risolvere la crisi, a prosciugare le acque dell’alluvione.
Ci hanno bruciato la casa, ricostruiamola. Qualche giorno fa il Wall Street Journal spiegava questo fenomeno tracciando la differenza tra un incidente stradale, da cui si esce vivi ma con la macchina distrutta, e un incendio che brucia un’intera casa. La macchina distrutta è certamente un problema, ma lo shock viene smaltito in tre-sei mesi. Al contrario, la propria casa in fiamme è un’immagine che resta impressa nella memoria per sempre. Per noi è bruciata la casa e non stiamo investendo nessuna risorsa, magari facendo debiti, per ricostruirla.
Il tema è l’incertezza lavorativa, che a catena blocca i consumi e la crescita. Insomma, il sistema si è inceppato. Travolgendo anche la Bce. Il blocco psicologico-mentale ha inibito anche la trasmissione della politica monetaria per cui la liquidità immessa dalla Bce è rimasta «intrappolata», senza riuscire a re-innescare il ciclo produttivo. Perché proprio più consumi e più investimenti generano quella crescita da cui derivano i nuovi posti di lavoro. Se non c’è crescita non c’è lavoro. Servirebbero più efficienza e produttività; ma anche più Stato, nel senso di interventi pubblici laddove il mercato fallisca. Più investimenti pubblici in infrastrutture, materiali e immateriali, e più sicurezza, per generare domanda. Il tutto finanziato attraverso l’emissione di Eurobond. Ma di questo la Germania non vuol sentir parlare. Ha scelto di farci morire per lento soffocamento.

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