C’è un bellissimo editoriale di Giuseppe Liturri, sulle pagine del quotidiano online Start Magazine, dedicato alle considerazioni finali di Ignazio Visco e di cui vi proponiamo qualche passaggio e che si apre con un incipit davvero da applausi: “Negli stessi giorni in cui il presidente Usa Joe Biden annuncia che nel 2021 farà un deficit/Pil del 17%, seguito da un robusto 8% nel 2022, noi siamo ancora costretti ad ascoltare, nelle odierne Considerazioni finali del governatore di Bankitalia, le parole “avanzo primario” e “riduzione del debito”. Come se, dopo Galileo Galilei e Copernico, qualcuno avesse continuato a sostenere che il Sole gira intorno alla Terra.”

L’intervento di Liturri parte da un presupposto, che nasce proprio da questo passaggio del discorso di Visco: “Grazie a una vita media di oltre sette anni, il costo di finanziamento del debito pubblico beneficerà a lungo dei livelli eccezionalmente bassi registrati dai tassi di interesse negli ultimi anni. Anche con un ritmo di espansione dell’economia prossimo a quello del decennio che ha preceduto la crisi finanziaria il differenziale tra crescita e onere medio resterebbe positivo per diversi anni. In queste condizioni, un progressivo miglioramento dei saldi di bilancio, tale da ritornare a un avanzo primario poco sopra l’un per cento del PIL, consentirebbe di ricondurre il rapporto tra debito e prodotto sui livelli del 2019 nell’arco di un decennio. Una crescita più sostenuta è nelle nostre possibilità e permetterebbe di accelerare il processo di riduzione del peso del debito.”

Insomma, questo dovrebbe essere il momento di fare disavanzi primari per crescere, come suggerisce l’economista Olivier Blanchard, fino a ieri di idee “leggermente” diverse. “Invece, il governatore ci sorprende per la sua franchezza a proposito del Recovery Fund – scrive Liturri –. Ha scoperto quanto vi riferimmo, inizialmente in solitudine, già a maggio 2020: senza rispettare le (gravose) condizioni poste dalla UE, non arriverà un centesimo.” “Il PNRR include interventi per oltre 235 miliardi lungo un arco di sei anni – dice Visco –: un piano imponente, da tradurre rapidamente in progetti esecutivi, gare di appalto e opere pubbliche. La sfida progettuale e l’impegno necessario per la sua concreta realizzazione sono notevoli. L’erogazione dei fondi europei è subordinata alla disponibilità di evidenze sullo stato di avanzamento degli interventi e sugli obiettivi raggiunti, frutto di un monitoraggio continuo. La disciplina così imposta alle amministrazioni, accompagnata dall’assunzione di personale specializzato, potrà avere ricadute positive e durature sul loro funzionamento e sulle capacità progettuali e operative.”

Nel linguaggio felpato di via Nazionale, spiega Liturri, le condizioni diventano “disponibilità di evidenze”, ma il concetto di subordinazione è chiaro. Visco crede che questo sia un fattore “disciplinante”, come se fino a ieri la PA fosse stato uno scolaretto indisciplinato che si divertiva a far girare le carte da un ufficio all’altro, perdendo tempo. Noi temiamo che, quando si abbassa l’asticella dei controlli, la fretta fa i gattini ciechi. Ma ci sarà tempo per vederne gli effetti.

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