C’è un bell’intervento di Tito Boeri sul sito di Repubblica dedicato alla scelta del governo di bloccare i licenziamenti fino a fine anno e – contestualmente – di estendere la cassa integrazione fino alla fine di dicembre. L’idea sembra buona, per tamponare la crisi. In uno scenario che vede, però, la manifattura tentare, faticosamente, di tornare alla normalità, il rischio è che il nuovo blocco metta in crisi le imprese e, soprattutto, penalizzi i lavoratori con meno diritti.

La bozza del decreto di agosto del governo Conte prevede l’estensione fino alla fine dell’anno del blocco dei licenziamenti economici introdotto a marzo 2020. Tra le misure è previsto anche un condono per i datori di lavoro che, dopo aver licenziato un loro dipendente nel 2020, volessero mettersi in regola reintegrandolo nell’impresa. “La realtà è crudele con chi pensa di poter cancellare i mali del mondo con un semplice tratto di penna – commenta Boeri –. Vigente il blocco dei licenziamenti, le imprese che vivono una stagione di grande incertezza sul loro futuro e, ancor più, quelle costrette a ridurre i loro volumi di attività, congelano le assunzioni, non rinnovano i contratti a tempo determinato alla scadenza e non li trasformano in contratti a tempo indeterminato. Senza quella valvola di sfogo molte più imprese falliscono lasciando a casa i propri dipendenti. Per non parlare delle imprese che lasceranno il nostro paese per sfuggire ad un provvedimento incostituzionale e che non ha corrispettivi nell’area Ocse. Sono tutti licenziamenti anche questi, gonfiano anch’essi, come abbiamo visto in questi mesi, i numeri della disoccupazione anche se, spesso con ipocrisia, ci ostiniamo a non chiamarli con il loro vero nome.”

Il decreto agosto, spiega Boeri, in aggiunta al divieto di licenziamento, prevede anche la totale decontribuzione fino a dicembre per le imprese che smettono di utilizzare la Cassa Integrazione, indipendentemente dal fatto che stiano assumendo dei lavoratori. Combinata con il blocco dei licenziamenti, questa misura senza precedenti rappresenterebbe un regalo alle imprese che avrebbero comunque smesso di utilizzare la Cassa. “Come documentato da Inps e Banca d’Italia – spiega Boeri –, sono molte le aziende che hanno utilizzato la CIG anche in presenza di fatturato stabile o in espansione. Ora queste imprese, che hanno di fatto approfittato della crisi per abbassare il costo del lavoro, si vedranno riconosciuto un ulteriore bonus senza fare nulla. Le aziende che vivono, invece, un calo del loro fatturato, vigente il blocco dei licenziamenti, non potranno mai rinunciare alla Cassa Integrazione e quindi non avranno lo sgravio.”

“Le imprese italiane stanno faticosamente cercando di tornare alla normalità – conclude Boeri –. Come ha certificato l’Istat qualche giorno fa, le ore settimanali lavorate pro capite sono passate da 23 in aprile a 29 in maggio a 32 a giugno (molto vicino al livello strutturale di 34 ore). Gli occupati assenti dal lavoro perché in Cassa Integrazione o in congedo sono passati dal 34% di aprile al 16% di maggio, all’8% di giugno. Il livello fisiologico è vicino al 4%. Le scelte che il governo si appresta a varare allontanano questo graduale ritorno alla normalità. Ma è forse è proprio questo che si vuole: tenere viva l’emergenza per imporre “un nuovo modello di sviluppo” (saremo grati a Maurizio Landini quando spiegherà cosa intende concretamente con questa espressione da lui utilizzata nel chiedere il blocco totale dei licenziamenti) che suona allo stato attuale come la condanna di chi oggi vorrebbe entrare nel mercato del lavoro e un fervido invito ai giovani a lasciare il nostro paese.”

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