“Il lavoro non si crea per legge”: è stata questa la critica più comune al varo del decreto Dignità. Peccato che il decreto funzioni eccome: lo dicono i numeri dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, secondo cui lo scorso anno si è registrato un incremento di 200mila posti di lavoro a tempo indeterminato, mentre le assunzioni complessive nel settore privato si sono attestate a quota 7.424.293 (+5,1% rispetto all’anno precedente).

I dati sono stati resi pubblicati la scorsa settimana dall’Osservatori sull’occupazione dell’Inps, secondo cui, nel 2018 si registra – anno su anno – “un importante incremento” delle trasformazioni dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato. Di conseguenza diminuiscono i contratti a tempo determinato: le assunzioni in somministrazione e a tempo determinato hanno visto arrestarsi la fase di crescita tra luglio e agosto 2018. Si registra una dinamica negativa per i contratti a tempo determinato nell’ultimo bimestre, mentre per i contratti di somministrazione il calo è significativo (si attesta al 20%) a partire da agosto. Infine, nel 2018 si registra, rispetto al 2017, un incremento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, che risultano quasi raddoppiate (da 299mila a 527mila: +228mila, +76,2%). Si tratta di una tendenza positiva robusta fin dai primi mesi dell’anno, che ha mostrato una ulteriore accelerazione nell’ultimo bimestre con incrementi tendenziali superiori al 100%.

Nel 2018 risultano in contrazione, invece, le conferme dei rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo (-13,1%): le cessazioni nel complesso sono state 6.993.000, in aumento rispetto all’anno precedente (+6,0%): a crescere sono le cessazioni di tutte le tipologie di rapporti a termine, soprattutto i contratti intermittenti e in apprendistato, mentre sono diminuite quelle di rapporti a tempo indeterminato (-3,1%). Morale della favola: la legge, quando vuole, può spingere il Paese verso il lavoro stabile. Il ministro Luigi Di Maio ha commentato: “So bene che il problema non è risolto, ci sono ancora troppi precari che meritano una vita migliore, la strada da compiere è ancora lunga ma oggi, quantomeno, sappiamo di aver preso quella giusta.”

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