L’economista Giulio Sapelli, qualche giorno fa, ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Verità, che vale la pena di leggere. In cui spiega che il famoso “Russia gate” in cui sarebbe finito il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, è in realtà una trappola, orchestrata ad arte, dal solito duo Merkel – Macron.

Come scrive sul sito di Panorama Maurizio Belpietro – che è direttore sia del settimanale, che del quotidiano La Verità –  Salvini è convinto che la storia del Russiagate, ossia di un presunto finanziamento da 65 milioni alla Lega mascherato dall’acquisto di milioni di tonnellate di petrolio in arrivo da Mosca, sia una trappola costruita ad arte per metterlo nei guai e ostacolarne la corsa. La registrazione di un incontro all’hotel Metropol con dei misteriosi emissari di Putin e tre italiani, tra cui un ex giornalista della Padania, ricorda molto quella che ha visto protagonista Heinz-Christian Strache. “Nel Russiagate italiano, al momento non ci sono video e nemmeno registrazioni che riguardino il ministro dell’Interno. Però, nell’audio finito in mano alla Procura di Milano (che ha aperto un’inchiesta e indagato per corruzione internazionale Gianluca Savoini, il giornalista padano), si parla di denaro, tanto denaro, per l’esattezza 65 milioni, una maxi-tangente da ricavare grazie alla fornitura di petrolio all’Eni”, spiega Belpietro.

Giulio Sapelli, nell’intervista che ha rilasciato alla Verità, è stato ancora più chiaro. Il Russia Gate italiano secondo lui è chiaramente un’operazione orchestrata perché “Se uno deve veramente condurre un’operazione illegale non va a farlo nella hall dell’hotel Metropol, dove lo vedono tutti. Peraltro, è stata tirata in ballo l’Eni”, che, peraltro, “non importa materiali già raffinati”.

Secondo Sapelli non si può parlare di una trattativa seria, perché un accordo simile di certo non sarebbe stato fatto in un luogo pubblico come l’Hotel Metropol e di certo non tra interlocutori in grado di interloquire soltanto attraverso un “inglese maccheronico”. Insomma: è chiaramente un’operazione artefatta. Di chi potrebbe essere la mano, Sapelli, una mezza idea ce l’ha eccome: “I francesi sono capacissimi di fare queste cose. E lo sono pure i tedeschi.” Berlino, in particolare, secondo l’economista, potrebbe essere tra gli indiziati perché non sembra “sia un caso se il Russiagate è scoppiato quasi in concomitanza con il premio consegnato a Parigi alla capitana tedesca, Carola Rackete, come campionessa dei diritti umani. Quando pure la magistratura italiana pare si sia accorta che la Rackete ha solo violato la legge”. Insomma: a pensar male magari si fa peccato, ma spesso ci sia azzecca.

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