Dopo le dichiarazioni sul Franco Fca – la moneta “garantita” dalla Banca centrale francese e utilizzata da 14 Stati africani – del ministro Luigi Di Maio (“la Francia sfrutta l’Africa e per questo va sanzionata”) i grandi giornali nazionali hanno speso intere pagine a cercare di capire se questa valuta sia stata davvero il motivo di emigrazioni massicce verso l’Europa e l’Italia. In molti hanno risposto di no, ma questo non significa che la Francia non si comporti da colonialista nel Terzo Mondo. Anzi: chi ha avuto il coraggio di toccare il Franco Fca ha rischiato grosso.

Lo ha raccontato Gian Micalessin in un articolo pubblicato su Sputnik Italia dal titolo “Chi tocca il Franco Africano muore”. Secondo il giornalista dietro l’indignazione francese “per le dichiarazioni del vice premier sul ruolo del Franco Africano e sugli scompensi provocati alle economie dei 14 paesi africani che l’utilizzano si nascondono interessi politico-finanziari cruciali ed intoccabili. Interessi che sono all’origine della devastante guerra a Muhammar Gheddafi voluta e orchestrata dalla Francia di Sarkozy e combattuta per suo conto da tutta la Nato.”

Per capirlo, secondo Micalessin, basta rileggere i passi più importanti della mail del 2 aprile 2011 intitolata “France’s Client & Qaddafi Gold” (il cliente della Francia e l’oro di Gheddafi”) in cui Sidney Blumenthal, un ex-consigliere presidenziale di Bill Clinton rimasto in stretti rapporti con Hillary Clinton spiega l’intricato affare. Citando fonti vicine al figlio di Gheddafi Saif al Islam Blumenthal spiega come in quei primi d’aprile del 2011, quando la rivolta infuria da oltre un mese, il regime ‘abbia da poco spostato 143 tonnellate di oro e una quantità simile di argento dalla banca centrale Libica di Tripoli alla citta di Saba’ nel centro del Paese.”

“Quell’oro — racconta la mail di Blumenthal riportata da Micalessin — è stato accumulato precedentemente alla ribellione in corso ed era destinato alla creazione di una valuta pan-africana basata su un Dinaro Aureo Libico. Questo piano puntava a garantire ai paesi francofoni africani un’alternativa al Franco Francese (Cfa). Secondo fonti affidabili questa quantità di oro e argento ammonta a un valore di circa 7 miliardi di dollari. L’intelligence francese ha scoperto il piano poco dopo l’inizio della ribellione e questo sarebbe uno dei fattori che ha influenzato la decisione del presidente Nicolas Sarkozy spingendo la Francia ad attaccare la Libia”.

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