L’ex corrispondente da Bruxelles del quotidiano l’Unità, Sergio Segi, questa settimana, ha scritto un interessante intervento sulle pagine della testata online Start Magazine. Per spiegare che – pur essendo comprensibile la soddisfazione del premier Conte per la nomina di Paolo Gentiloni a commissario europeo per gli Affari economici – c’è sicuramente “un eccesso di euforia da parte di ambienti politici e giornalistici che intendono far credere che la nomina di Gentiloni e l’assegnazione del portafoglio degli Affari economici costituiscano un successo di grande portata”.

Perché Segi invita alla calma? I motivi sono tanti. Prima di tutto, secondo il giornalista, in Italia sarebbe partita una sorta di campagna di propaganda tesa ad accreditare “l’idea che il commissario di nazionalità italiana, adesso che avrà quel posto, “difenderà” gli interessi del proprio Paese.” Non siamo certamente degli ingenui, scrive Segi: è anche comprensibile che il commissario della Lituania, per fare un esempio a caso, cerchi di orientare, per quel che può, le scelte comunitarie verso un percorso che sia gradito a Vilnius. Ma sarà pur sempre ben poca cosa.

I commissari dei 27 Paesi sono indicati dai paesi nazionali, aggiunge Segi, una volta nominati ed entrati nella loro funzione non rispondono più ai governi che li hanno indicati. Questi commissari giurano di servire esclusivamente l’Unione e non possono ricevere sollecitazioni, men che mai ordini, dalle capitali di provenienza. I Trattati sono chiarissimi su questo punto e sull’assoluta indipendenza della Commissione e dei suoi componenti. E, dunque, il nostro Gentiloni, se dovesse essere il caso, dovrà essere pronto anche a firmare una letterina di richiamo al suo amico e collega di partito Gualtieri, ministro dell’Economia, a proposito della situazione del debito pubblico.

“Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella sua replica al Senato ha detto una palese castroneria – conclude Segi –: Gentiloni sarà il “rappresentante” dell’Italia nella Commissione anche per chi “verrà dopo di noi”. Nulla di tutto questo. Gentiloni è arrivato dall’Italia a Bruxelles e nel momento della nomina è diventato uomo dell’Europa, cioè deve dimenticare l’”interesse nazionale” e deve servire solo l’Unione europea. Non si scappa.”

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