Ti puoi inventare tutti i redditi da cittadinanza che ti paiono, puoi introdurre tutte le quote 100 che ti sembrano necessarie, ma senza crescita non c’è verso: manca il lavoro. Se ne sono accorti a Roma, quando, giovedì scorso, hanno dovuto fare i conti con un dato Istat agghiacciante: i lavoratori a tempo indeterminato sono sempre meno, quelli con un contratto precario sono esplosi e gli autonomi spariti. Dati che in un altro Paese – la Francia, ad esempio – farebbero cadere un governo, qui vengono tollerati. Vediamo per quanto, ancora.

A dicembre 2019 l’occupazione è calata di 75mila unità rispetto a novembre, attestandosi a 23,3 milioni. Sono scesi i posti di lavoro tra i dipendenti con contratto a tempo indeterminato (-75mila) e tra gli autonomi (-16mila) mentre sono aumentati i contratti a termine (circa 17 mila in più). “In particolare – scriveva qualche giorno fa il Corriere della Sera –, i lavoratori a tempo determinato, cioè precari, raggiungono il nuovo record di 3,1 milioni, con un incremento di 45 mila unità rispetto a dicembre del 2018 mentre quelli autonomi scendono al minimo storico di 5,2 milioni (71mila occupati in meno in un anno). In quest’ultimo comparto pesa sicuramente la crisi degli esercizi commerciali dovuta allo sviluppo impetuoso degli acquisti on line. L’aumento dei contratti a termine va avanti, quasi ininterrottamente, dal marzo 2018, nonostante il decreto <dignità>, che ha appesantito vincoli e costi per questo tipo di rapporto di lavoro. Ciò suggerisce che le imprese più che limitare il ricorso ai contratti a tempo determinato hanno aumentato il turn over, cioè anziché ripetere il contratto in capo alla stessa persona ne hanno preso un’altra. Dopo il decreto <dignità> si era invece osservato un incremento dei posti fissi, durato fino a giugno 2019, quando si raggiunse il picco storico di 15 milioni 53mila. Poi, come osserva l’Istat, è partito un andamento <altalenante>, ma comunque in discesa, tanto che a dicembre i contratti a tempo indeterminato sono scesi di nuovo sotto i 15 milioni.”

Non aumentano solo i “nuovi precari”, è boom anche di chi non cerca più neanche un lavoro: sono ben 13,1 milioni, con un aumento di 42mila rispetto a novembre. “Insomma – concludeva il Corriere –, i problemi strutturali del mercato del lavoro italiano sono sempre gli stessi (bassi tassi di partecipazione, in particolare tra le donne e nel Sud). Senza risolvere questi e senza una ripresa dell’economia, misure come gli sgravi sulle assunzioni (Renzi) o la stretta sui contratti a termine (Di Maio) si rivelano semplici provvedimenti tampone.”

Hai capito? Se ne sono accorti pure i giornaloni nazionali che senza crescita non si va avanti. Chissà che non facciano il passo successivo, intuendo che con quest’Europa la crescita è una speranza vana.

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