Un rientro dalle vacanze alla nitroglicerina a Londra, dove Boris Johnson non smentisce la sua fama di “falco” sul fronte di una Brexit dura a e per togliere tempo e opportunità ai parlamentari favorevoli a scendere a patti con l’Unione decide per una decisione tanto dura quanto drastica: chiudere le porte del parlamento fino al 15 ottobre. L’uscita disordinata dal mercato comune di Bruxelles si avvicina.

Come Giulio Cesare – che viene ricordato per il “falso storico” del “dado è tratto” – anche il  il premier britannico Boris Johnson ha deciso di attraversare il Rubicone e di fare una scelta da cui non si torna indietro: Johnson ha infatti deciso di coinvolgere nella battaglia parlamentare la Regina Elisabetta “e praticamente costringerla a tenere il suo discorso al Parlamento sulle sfide del nuovo governo il prossimo 14 ottobre, in quella che è tecnicamente una nuova sessione (in gergo si chiama “prorogation”). In questo modo – scriveva qualche giorno fa il quotidiano Repubblica –, Johnson praticamente farebbe chiudere la Camera dei Comuni fino a quella data, “prorogando” la pausa estiva, a parte la prima settimana di settembre in cui il Parlamento dovrebbe essere operativo.”

Secondo il quotidiano Romano, anche se Johnson nega, in questo modo il premier britannico neutralizzerà quasi totalmente gli oppositori al No Deal (la temuta uscita senza accordo dall’Ue prevista per il 31 ottobre) e alla Brexit dura. Questi ultimi infatti, a quel punto, avrebbero pochissimo tempo per cercare di fermare con un’eventuale legge la corsa verso lo strapiombo del No Deal, dai primi calcoli circa una settimana, limitando così severamente la loro azione. Potrebbero soltanto portare avanti una mozione indicativa. Ma non ci sarebbe tempo per conquistare l’agenda legislativa e far passare una legge che legherebbe le mani a Johnson.

“Quella di Johnson è una mossa di rara gravità costituzionale e potrebbe aprire una crisi senza precedenti nella storia recente britannica: qualcosa del genere accadde quando Carlo I imbavagliò il Parlamento, scatenando la Guerra civile inglese (1642-1651) e alla fine della battaglia il re venne decapitato dopo la vittoria dei Parlamentari stessi”, conclude Repubblica. In questo caso il rischio, però, è che salti qualche testa a Bruxelles, dove si erano illusi di legare mani e piedi la Gran Bretagna a una non uscita dal mercato unico.

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