Il Prof. Domenico De Masi è uno dei più importanti sociologi italiani. Qualche giorno fa è stato intervistato da una radio locale – radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano –:ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus. La chiacchierata è stata poi ripresa dal sito di Dagospia, facendo ovviamente scalpore dato che, secondo De Masi, il Recovery Plan è stato pensato tenendo scarsamente conto delle imprese e del mondo del lavoro alle porte di una crisi che potrebbe portare, in Italia, una massa di oltre 12 milioni di poveri.

“La visione complessiva che si ricava dal Recovery Plan – ha spiegato De Masi – è che si è tenuto molto conto delle imprese e molto poco del lavoro. I miliardi sulla digitalizzazione comporteranno disoccupazione e non si capisce cosa ne sarà dei lavoratori che saranno sostituito dai computer e dall’intelligenza artificiale. Sotto questo aspetto c’è uno sguardo asimmetrico, si tiene molto più conto dell’imprenditore e molto meno del lavoratore. Il governo precedente era molto più attento ai lavoratori che agli interessi delle imprese, proprio per questo è stato fatto cadere”.

Secondo De Masi, nei prossimi mesi le imprese più deboli falliranno, finirà il blocco dei licenziamenti, intanto procede il progresso tecnologico, continua la delocalizzazione e poi c’è l’effetto negativo dello smart working (che ne ha anche tanti positivi): 3-4 milioni che non escono per andare al lavoro significa meno automobili, meno motorini, meno carburante, meno gente che andrà alla tavola calda a fare la pausa pranzo. L’effetto di tutto questo sarà che ci saranno 10-12 milioni in stato di necessità.

Si tratta, secondo De Masi, di un numero enorme, significa una percentuale che si può sostenere solo con una massa di sussidi enormi e con un’attenzione alla disoccupazione. Per ridurre la disoccupazione l’unica soluzione è la riduzione dell’orario di lavoro, se avessimo l’orario di lavoro della Germania potremmo creare 3 milioni e mezzo di posti di lavoro in più perché Confindustria e gli altri sono contrarissimi, secondo me per ignoranza. Non hanno capito che oggi la maggior parte dei lavoratori non è formata da operai, sono impiegati o creativi e questi lavoratori meno lavorano e più sono produttivo. Non lo capiscono perché sono ignoranti, abbiamo i manager più ignoranti d’Europa”.

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