I numeri, purtroppo, confermano quello che dieci anni fa Ernesto Preatoni – fondatore di questo blog – preannunciò e che ha confermato anche sabato scorso in un’intervista a Libero. L’Euro, le conseguenze delle politiche economiche dell’Unione al proprio interno, e le misure della Banche Centrali per cercare di far ripartire l’economia – tra cui il quantitative easing – non hanno fatto altro che gonfiare il debito, pubblico e privato, aumentare la ricchezza nei ricchi e diminuire il potere di acquisto nei salariati.

In sintesi: i mercati del turbocapitalismo, a cui Bruxelles ha aderito con assoluto entusiasmo, hanno amplificato le differenze e la distanza tra poveri e ricchi, peggiorando in tutta Europa, tranne che in un singolo Paese, le condizioni di vita della classe media. Lo dimostrano i dati dell’Ocse, pubblicati questa settimana e oggetto di un lungo approfondimento del quotidiano il Sole 24 Ore che fotografano una situazione imbarazzante: quasi 12,2 milioni di italiani, con un reddito da 15 a 26mila euro, hanno perso il 10,4%, in dieci anni, in potere d’acquisto. Dal 2008 al 2018, per i redditi c’è stata una riduzione di 2.350 euro all’anno.

Nel nostro Paese, scrive il Sole, si considera “classe media” anche chi arriva a poco oltre i 42mila euro. Nonostante l’allargamento delle “maglie” statistiche, la tendenza negativa rimane: dai 26 ai 55mila euro di reddito annuo, infatti, i dati registrano un calo decennale dell’11,7%. Lo scaglione fino a 15mila euro ha perso 3,3 milioni di dichiaranti, molti dei quali sono finiti però in un’area che include la disoccupazione o il lavoro in nero.

Questa tendenza, rivelano le analisi dell’Ocse, è abbastanza generalizzata in tutta Europa, anche se l’impoverimento della classe media negli altri Paesi non è così grave. Indovinate un po’ qual è l’unica eccezione? È rappresentata dalla Francia, dove la classe media è aumentata: +4,2%. Al contrario dell’Italia e addirittura della Germania che registrano rispettivamente un calo del 3,9% e del 5,8%. Certo, sotto il governo Macron, la situazione è peggiorata: a dimostrarlo, le recenti manifestazioni dei Gilet Gialli. Che potrebbero diventare ancora più aspre se il leader francese non si convincerà a cambiare linea.

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