Giuseppe Liturri qualche giorno fa ha pubblicato un’interessante analisi su Startmagazine.it dedicata alle prossime settimane, nel corso delle quali Mario Draghi è chiamato a scelte su due fronti, molti vicini tra loro: il nuovo scostamento di bilancio pubblico da portare all’approvazione del Parlamento e la presentazione del Documento di Economia e Finanza (DEF) contenente le linee guida della politica economica per il prossimo triennio.

“Ieri il ministro delle finanze Bruno Le Maire ha annunciato che un deficit/Pil inferiore al 3%, la soglia di Maastricht, sarà conseguito solo nel 2027 – spiega Liturri –. Sì, tra 6 anni, non è un errore di stampa. Dopo un 2020 e 2021 in cui ci si attesterà intorno al 9%, non è nemmeno immaginabile una discesa rapida verso il 3%, sostiene Le Maire. Anzi, il conseguimento del 3% entro il 2027 avverrà solo grazie all’adozione di una regola ferrea di crescita della spesa pubblica, che non dovrà superare lo 0,7% annuo. In questo modo sarà possibile evitare aumenti di tasse. Altrimenti addio obiettivo.”

Secondo Liturri una traiettoria di rientro più rapida sarebbe socialmente insostenibile. Ed allora Le Maire prevede di limitare il deficit al 5,3% nel 2022, 4,4% nel 2023, 3,9% nel 2024, 3,5% nel 2025, 3,2% nel 2026 e solo nel 2027 scendere sotto la fatidica soglia. Se Macron l’anno prossimo fosse riconfermato alla Presidenza della République, si tratta praticamente del programma del suo prossimo quinquennio. In altre parole, Le Maire ha detto ai Commissari Paolo Gentiloni e Valdis Dombrovskis che la Francia va per conto suo e che loro possono pure continuare con lo sterile esercizio burocratico del semestre europeo.

Ciò è frutto del mutato scenario in cui la Bce guidata dalla francese Christine Lagarde promette ad ogni piè sospinto di comprare titoli pubblici con la massima flessibilità, visto che nelle ultime tre settimane ha eseguito mediamente acquisti, nell’ambito dei due programmi PEPP ed APP, per 23 miliardi (con una punta di 29 miliardi nella terza settimana di marzo) contro i 18 della media delle settimane precedenti a partire da inizio gennaio.

“È finalmente possibile costruire delle alleanze che riescano a contrastare efficacemente la politica di austerità da sempre perseguita dalla Germania e dai suoi satelliti – conclude Liturri –. Non siamo più nella condizione in cui Merkel e Sarkozy si scambiavano sorrisetti parlando dell’Italia o nel sostanziale accerchiamento subito dai precedenti ministri. Fabrizio Saccomanni, Pier Carlo Padoan, Giovanni Tria e Roberto Gualtieri in sede di Eurogruppo o di Consiglio Ecofin non hanno mai potuto toccare palla, ammesso e non concesso che ne avessero avuto voglia.”

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