Il bazooka di Draghi ha sicuramente fatto bene ai ricchi e ai fondi di investimento, all’economia reale non sono mai arrivati. Non lo diciamo noi, ma i dati della più attendibile delle fonti, la Banca Centrale Europea, che ha pubblicato i dati aggiornati al 30 settembre relativi ai prestiti del sistema bancario dell’intera Eurozona. Ancora una volta spicca un impressionante segno meno davanti ai dati del nostro Paese.

Una nuova, lucidissima, analisi di Giuseppe Liturri, sulle pagine online della testata Start Magazine svela l’intrigo. I soldi della Bce all’economia reale non sono mai arrivati: “La consistenza dei prestiti alle imprese scende ancora a €658 miliardi (€660 di agosto) dai massimi di €926 miliardi a fine 2011. Ben €268 miliardi in meno – scrive Liturri –. Ma vale la pena anche di osservare il dato dei prestiti al lordo delle cancellazioni per cessioni e cartolarizzazioni, che molto hanno inciso sui bilanci delle banche soprattutto dopo il 2015, ed anche qui il dato è impressionante: al 30 settembre la consistenza è pari a € 777 miliardi, contro un massima di circa €951 miliardi a fine 2011. Quindi, anche non tenendo presente l’enorme massa di crediti andati in sofferenza e poi ceduti o cartolarizzati dalle banche, mancano comunque all’appello €174 miliardi.”

La consistenza dei prestiti, secondo l’autore, diminuisce costantemente da circa 7 anni con percentuali che, anno su anno, sono arrivate a toccare il picco del 6% circa. Una mattanza che sembra non avere soluzione di continuità da fine 2011, mostrando solo lievi variazioni all’interno di un trend costante.

“Allora viene da chiedersi – aggiunge Liturri: e la Bce e Draghi e tutto il denaro ‘stampato’ (circa €3 trilioni) dal 2015 ad oggi, dov’è finito? È purtroppo rimasto per la gran parte nel circuito della finanza. All’economia reale è arrivato poco o nulla. La banche italiane, che sono l’anello di trasmissione della politica monetaria della Banca Centrale all’economia reale, hanno solo pensato a leccarsi le ferite derivanti da una severa (doppia) recessione ed hanno trovato nelle decisioni della Vigilanza Bce un insuperabile ostacolo.”

“A questo punto, viene voglia di sollevare qualche perplessità sul processo di canonizzazione del presidente uscente della Bce – conclude Liturri –. Sarà forse pur vero che ha salvato l’euro, ma i costi e le macerie che sono disseminate soprattutto nel nostro Paese, richiederebbero meno apologia ed adesione fideistica e maggior analisi delle condizioni dell’economia reale.”

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