La pandemia determinata dal virus Covid-19 sta creando condizioni simili a quelle – sperimentate nel passato – durante i grandi conflitti. In un simile contesto soluzioni utili in momenti di pace sono meno efficaci: ecco perché la classe dirigente, oggi, deve riprendere ricette sperimentate durante fasi di economia di guerra, per cercare di salvaguardare il più possibile il lavoro e le filiere produttive. Altrimenti, alla fine della pandemia, saremo assaliti da un’ondata di inflazione che sarà difficile fermare.

A dirlo l’economista Marcello Esposito che – nel corso di un’intervista pubblicata al settimanale Vita – spiega per quale motivo l’attuale situazione assomigli drammaticamente a un conflitto anche dal punto di vista economico: “Pensiamo all’interruzione nelle linee di trasporto, l’azzeramento del turismo o dal coprifuoco a cui sono sottoposte zone sempre più vaste del pianeta. Questa non è una guerra localizzata. Questa è una guerra mondiale e lo è nel senso vero della parola. Perché la pandemia si è diffusa in ogni parte del globo.”

Si tratta di una guerra soprattutto economica, spiega Esposito: “Quello che appare al momento diverso rispetto ad una guerra è l’effetto sui consumi e sui prezzi. Non facciamoci ingannare come gli economisti delle banche centrali e delle istituzioni internazionali dai comportamenti di questi primi giorni del conflitto. Siamo ancora nel periodo che i francesi chiamavano “drole de guerre”. La domanda aggregata infatti si ritrae per effetto del coprifuoco o per il semplice motivo che certe tipologie di esercizi commerciali (bar, cartolerie, ristoranti, aeroporti,….) vengono chiusi. L’offerta aggregata invece rimane invariata perché il mito del “just-in-time” è appunto un mito. In tutti i settori, tranne forse in quelli digitali a costo marginale zero, prima si produce per creare una scorta di prodotti da mettere in magazzino e poi si attinge dal magazzino per vendere ai clienti. Quanti mesi di consumo sono stoccati in magazzino? Possiamo immaginare, stando abbondanti, una “stagione”, cioè un periodo variabile tra il mese e i tre mesi a seconda della tipologia di prodotti.”

Una guerra che potrebbe, in futuro, avere effetti drammatici sui prezzi: “In questa fase iniziale l’effetto sui prezzi è quello che stiamo osservando: una riduzione. In termini tecnici, i nostri banchieri centrali direbbero una “deflazione”. Il problema è quando le scorte accumulate si sono esaurite. Se volete comprare un’automobile, qualcuno la dovrà produrre. E il prezzo che dovrete pagare sarà proporzionale al costo che l’azienda dovrà sostenere nel “nuovo” mondo disegnato dall’epidemia.”

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