Mentre – per soddisfare la retorica politica di questo o quel partito – si ipotizzano le misure più varie ed eventuali per combattere l’evasione – arrivando financo al punto di ipotizzare un’Iva variabile in base al metodo di pagamento -, l’Agenzia delle Entrate si sta muovendo e sta investendo in una nuova serie di regole e strumenti per monitorare tutte le transazioni che avvengono sui siti di e-commerce.

Sono infatti disponibili da agosto per chi si occupa della Vendita di beni online, le regole per l’invio dei dati di vendita all’Agenzia delle Entrate. Obiettivo di queste misure: per far fronte all’esigenza di controllare e monitorare il volume d’affari delle vendite a distanza, di beni importati o già presenti all’interno dell’Unione Europea, il tutto nel totale rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei contribuenti.

Come riporta un comunicato dell’Agenzie delle Entrate i soggetti destinatari di queste nuove regole sono “residenti e non residenti nel territorio Italiano: coloro che si occupano di vendite su mercati virtuali (marketplace), piattaforme digitali, portali o mezzi analoghi, vendite di beni importati o di beni già all’interno dell’Unione europea. Per questi soggetti è stato previsto l’onere di trasmettere, trimestralmente, all’Agenzia delle Entrate, una comunicazione con i dati dei fornitori dei beni che abbiano effettuato almeno una vendita nel trimestre di riferimento.”

Per l’invio dei dati si dovranno usare necessariamente specifici software di controllo che saranno resi disponibili gratuitamente dall’Agenzia, anche tramite l’ausilio di intermediari. Nel caso di mancato invio o di dati incompleti – Il soggetto sarà considerato debitore d’imposta per le vendite a distanza per le quali non ha trasmesso, o ha inviato in modo incompleto, i dati relativi ai fornitori dei beni venduti.

Lo strumento nasce ovviamente per controllare che chi vende online non evada le tasse: il sospetto è che il sistema, in un futuro prossimo, serva a verificare spese, spesucce e spesine dei piccoli contribuenti. Per quelli grandi, tanto ormai c’è ben poco fa fare: le grandi aziende sono già scappate all’estero – magari in Olanda? – dove le tasse costano poco e la burocrazia funziona. Le politiche neoliberiste della Ue sembrano fatta apposta per incentivare questi comportamenti. E intanto l’unione fiscale non si fa.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail