La differenza tra il benessere che – dopo la Grande Crisi del 2007 – si è riusciti ad ottenere negli Stati Uniti e, invece, la crescita stentata d’Europa sta tutta in un post pubblicato dal Presidente Usa, Donald Trump, l’altro giorno su Twitter: ”E’ incredibile che la Fed consideri un altro aumento dei tassi di interesse con un dollaro molto forte, virtualmente no inflazione, il mondo fuori dagli Stati Uniti che esplode, Parigi che brucia e la Cina che frena”.

Trump ha aperto, in maniera certamente inusuale, ma molto nello stile del Presidente americano, un dibattito coi vertici della Banca Centrale a stelle e strisce proprio mentre la Fed stava per annunciare le decisioni di politica monetaria. Il leader americano non si fa scrupoli a fare pressioni su Jerome Powell, il Presidente della Banca Centrale, perché rallenti il rialzo dei tassi che potrebbe ostacolare la crescita economica – che, peraltro, non accenna ad arrestarsi –.

Powell dal canto proprio sembra intenzionato ad aumentare il costo del denaro, se non altro per dimostrare l’indipendenza della Banca Centrale dalla politica. Questo in un quadro che vede, così come scrive Trump, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione calare negli Usa più del previsto nella settimana terminata l’8 dicembre, superando le attese degli analisti e portandosi sul livello più basso da quasi tre mesi. La produzione industriale è intanto tornata a salire a novembre, registrando un +0,6% a sua volta migliore delle aspettative. Mentre l’inflazione nello stesso mese è scivolata al 2,2% a novembre su base annua, dal 2,5% del mese precedente, con una variazione nulla nei confronti di ottobre.

Riassumendo: in un quadro di crescita complessiva Trump non si fa scrupoli ad attaccare la Fed per proteggere la crescita del Paese. Al contrario, in Europa, i singoli Stati devono aprire lunghissimi e complicatissimi tavoli a Bruxelles per riuscire a strappare qualche minimo margine di manovra da dedicare al rilancio economico. In un contesto in cui, peraltro, la BCE ha annunciato lo stop alle politiche di alleggerimento monetario. Insomma: o l’Europa si decide a imparare qualcosa dal tanto vituperato Trump, oppure la crescita nel Vecchio Continente difficilmente potrà fare di nuovo la propria comparsa.

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