Qualche giorno fa Cerved ha pubblicato un’analisi piuttosto preoccupante. Si tratta del Rapporto Italia Sostenibile 2021, che fornisce una mappa della sostenibilità economica sociale e ambientale dell’Italia su base provinciale.  Lo studio stima che, per gli effetti della pandemia, a fine 2021, le realtà sociali più fragili come quelle economicamente dipendenti dal turismo, potrebbero vedere aumentare il tasso di disoccupazione fino al 20%, per un totale di 1,9 milioni di posti di lavoro persi in tutto il Paese.

Stando ai risultati del Rapporto Italia Sostenibile 2021 di Cerved – pubblicato questa settimana – la disoccupazione quest’anno potrebbe arrivare a un picco del 17%, con una perdita di posti di lavoro che potrebbe andare da 1,3 a 1,9 milioni. Nel Mezzogiorno la situazione potrebbe essere ancora peggiore. A causa del Covid, potrebbero andare in fumo fino a 65 miliardi di investimenti nel caso peggiore. Le province più colpite dalla crisi, nell’analisi del Cerved, quelle portuali, per il doppio impatto del calo del turismo e della logistica, legata ai trasporti.

Le zone che avrebbero l’impatto peggiore dal forte aumento della disoccupazione sono quelle attrezzate peggio, a cominciare da quelle del Mezzogiorno: Messina, Trapani, Vibo Valentia, Catanzaro, il Sud della Sardegna e Agrigento, anche se forti problemi ci potrebbero essere anche ad Aosta, nell’estremo Nord, e poi a Livorno, Imperia e Savona. A forte rischio anche i lavoratori autonomi, che, a fronte di una riduzione generale del reddito del 3,4% per i lavoratori italiani, hanno subito una contrazione del 7,2% nel 2020 rispetto al 2019.

Povertà e mancanza di lavoro stanno producendo ricadute pesanti sulla vita delle fasce più deboli, a partire dalle prestazioni sanitarie necessarie, in particolare per gli anziani, che hanno maggiori problemi di salute: l’assistenza agli anziani in Italia raggiunge una spesa complessiva di 31,2 miliardi l’anno, ma il 53,5% delle famiglie è costretta a rinunciarvi (nelle famiglie a basso reddito la quota raggiunge il 64,2%).

Secondo lo studio, risulterebbe a questo punto fondamentale il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – che sta mettendo a punto il governo Draghi e che potrebbe finalmente dare una spinta alla ripresa, in primo luogo attraverso la finanza sostenibile. Quest’ultima, però, è a rischio per via della struttura italiana, costituita da imprese piccole e piccolissime, che potrebbero restare ai margini della trasformazioni perché fuori dai radar dei grandi investitori dal momento che la rendicontazione sociale è obbligatoria soltanto per le grandi imprese.

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