L’eredità peggiore della grande crisi e dell’austerity che ne è seguita? La povertà, che ha colpito soprattutto i più deboli, i bambini. In Italia un milione e ottocentomila minori vivono in povertà assoluta. Uno su otto. Nel 2005 la classe di età con il maggior disagio erano gli over 65, ora sono gli under 17. Nel 2005 l’incidenza tra gli under 17 era del 3,9%, del 4,5 % tra gli over 65. La percentuale più alta tra le diverse fasce d’età. Dodici anni dopo, mentre la situazione si è stabilizzata per gli over 65 è drasticamente peggiorata per tutti gli altri. Tra i minori la percentuale è triplicata, ora segna il 12,1%.

Lo racconta – oggi – il quotidiano “La Stampa” Nadia Ferrigo, in un reportage che fa venire i brividi, in cui scrive: “La povertà relativa, cioè «non poter spendere quanto in media le famiglie in Italia spendono», è la quotidianità per un bambino su cinque. Sono 2 milioni e 156 mila minori, poco più del 14% tra Nord e Centro e 34% al Sud. L’atlante della povertà non risparmia né le piccole né le grandi città.” La povertà non rende solo impossibile la vita ai ragazzi, ma toglie ogni speranza di miglioramento futuro, dato che fa aumentare il numero di giovani che possono permettersi di studiare, bloccando di fatto, l’ascensore sociale: “Il tasso di abbandono precoce italiano è al 14%. Anche se in calo, resta più alto della media europea – scrive la Stampa – . Con una forbice sempre più preoccupante tra Nord e Sud. In Sicilia un ragazzo su quattro non va oltre le medie. Va a scuola solo il 78% dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni con cittadinanza straniera. Detto brutalmente, l’ascensore sociale si è rotto. Se nasci povero, resterai povero.”

Il Paese, dal 2008, non investe e risparmia sulla scuola e sull’istruzione chi può – ovvero i figli delle famiglie più fortunate – studia e poi scappa all’estero. Chi, invece, avrebbe più bisogno di dell’istruzione per migliorare la propria condizione economica, si vede negata l’opportunità di crescita. Ancora una volta le politiche economiche finalizzate al risparmio in Italia si dimostrano non solo inutili, ma anche dannose. C’è bisogno di welfare e di spesa pubblica per far ripartire il Paese.

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