Il Corriere della Sera lunedì scorso ha intervistato Benoît Cœuré, consigliere della Banca Centrale Europea, che ha appena deciso di tornare ad allargare i cordoni della borsa, per dare nuovo ossigeno alle banche e ha assicurato che i tassi di interesse, nel breve, non torneranno a salire. Il consigliere della Bce prima di tutto non ha stigmatizzato – con garbo – l’ostinazione con cui la Germania continua a frenare i propri investimenti e la spesa all’intero dell’Eurozona: “La Commissione europea ha invitato i Paesi che hanno uno spazio di bilancio, come la Germania, a usarlo nel modo che ritengono appropriato”. Preoccupazione invece sul nostro Paese: «Economicamente l’Italia è in un momento difficile – spiega Cœuré –. È l’unico Paese dell’Eurozona in recessione tecnica. E non ha visto un miglioramento nel mercato del lavoro, il che è un’altra cosa che la distingue dalle altre economie dell’area euro».

Cœuré, infine, pur rimarcando la propria fiducia nell’Unione ha criticato aspramente gli ostacoli con cui i Paesi del Nord stanno cercando di ostacolare le riforme all’interno della UE: “Crediamo fermamente che l’Europa sia parte della soluzione per affrontare i problemi dei cittadini europei. Molti di loro in molti Paesi sono arrabbiati perché i risultati economici non sono quelli che dovrebbero essere, perché c’è voluto troppo tempo a superare la crisi finanziaria, perché la disoccupazione — soprattutto tra i giovani — è ancora alta, perché la globalizzazione non ha mantenuto le sue promesse e invece ha aumentato le disuguaglianze e ha marginalizzato parti della società. Le misure che servono per rispondere possono essere efficaci solo a livello europeo. Non tutto funziona bene in Europa e richiede una discussione. L’Italia, come Paese fondatore della Ue e terza economia dell’area euro, deve essere parte del dibattito”.

Infine Cœuré ha criticato aspramente l’atteggiamento da caudillo di Macron: “Non sta a me commentare cosa dice il presidente francese. Ha fatto partire una discussione. E ogni Paese deve parteciparvi. Se i leader europei si concentrano solo sulle politiche nazionali, questo egocentrismo può solo rendere l’Europa più debole”.

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