Si fa un gran parlare degli effetti del coronavirus sul Pil cinese – previsto in calo – e sui corsi borsistici da qui ai prossimi mesi. I mercati hanno già scontato – ma senza eccessivi sbandamenti – il rischio pandemia e ora pare tutto come prima. Anche se il problema non è risolto e il deprezzamento dei corsi azionari sembra, tutto sommato, una scusa.

Negli ultimi giorni abbiamo letto tutti, chi più chi meno, su questo o quel giornale, che il coronavirus non sta causando solo “sindrome cinese” e quasi 200 morti. Il rischio pandemia sta avendo – anzi, ha già avuto – almeno un paio di effetti: il primo riguarda i mercati che, nel loro complesso, hanno scontato ribassi nell’ordine del 10%. L’altra caduta riguarderebbe l’economia cinese, già in fase di rallentamento, bloccata dal cordone sanitario nel Paese e dal blocco degli scambi, che provocherà, secondo una serie di proiezioni un ribasso del 5% nel Pil. Con effetti che potrebbero ripercuotersi, con effetto domino, sull’economia globale.

Gli analisti più attenti, però, non si sono bevuti la bufala del ribasso dei mercati e, più di uno, nelle sale operative ha pensato la stessa identica cosa. “La verità – spiegava qualche giorno fa uno strategist – è che il coronavirus è stato il paravento attraverso il quale parecchi operatori istituzionali ha pensato bene di liberarsi di posizioni di mercato scomode. In una fase di questo tipo è più facile giustificare agli investitori una perdita non troppo rilevante.” Anche gli analisti hanno tirato un sospiro di sollievo: “Difficilmente uscirà un report su questo – spiegava un esperto di una nota Casa di investimento – ma più di un trader ha tirato un sospiro di sollievo quando i listini hanno ritracciato verso il basso. Le principali piazze di Borsa, soprattutto Wall Street, scambiavano ai massimi in una fase di ciclo economico che per molti è già matura. Tutti temevano scoppiasse la bolla, ora c’è spazio per far crescere nuovamente i prezzi, almeno per un altro anno.”

Già perché la bisca dei mercati si aspetta da Trump, in vista delle prossime elezioni, un nuovo taglio delle tasse e nuove pressioni sulla Fed perché abbassi i tassi. Se ci riuscirà probabilmente otterrà una nuova spinta all’economia americana. Sperando, però, che questa non faccia un fuorigiri che – come già accaduto in passato – non debba poi essere pagata dagli altri Paesi, come già accaduto con la guerra delle tariffe che ha portato benefici solo agli Stati Uniti.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail