Il Russiagate? È una totale montatura, costruita ad arte per forzare l’uscita di scena dell’attuale governo. Di chi sia la “manina” non si sa, ma la somiglianza con quanto avvenuto ai tempi della crisi dello spread ai tempi del governo Berlusconi e, soprattutto, con lo scandalo, quello che ha visto per protagonista Heinz-Christian Strache, fa pensare che i mandanti possano non essere troppo lontani dalla linea immaginaria che unisce Parigi a Berlino. Ce lo raccontava, ieri, Ernesto Preatoni sulle pagine economiche del QN.

“Leggo, da giorni, di questo fantomatico Russiagate, ovvero il presunto finanziamento che sarebbe stato promesso alla Lega – e mascherato dall’acquisto di milioni di tonnellate di petrolio da Mosca –: è una storia complicata, sulla quale dovranno fare chiarezza in primo luogo i politici e poi la magistratura – scriveva Preatoni –. Oltre ad essere molto complicata, la storia è anche abbastanza strana, che nasce da una “pietra dello scandalo” – ovvero la registrazione di un incontro all’hotel Metropol di Mosca e a cui avrebbero partecipato emissari di Putin e alcuni italiani – e che assomiglia molto a un altro scandalo, quello che ha visto per protagonista Heinz-Christian Strache, il politico austriaco colto a discutere, in un video di finanziamenti illeciti.”

Di fatto, scrive Preatoni nel Russiagate italiano, c’è solo un file audio – di cui Salvini non è protagonista – in cui si parla di 65 milioni, una sorta di tangente legata alla una potenziale fornitura di petrolio all’Eni. E qui, come ha ben notato l’economista Giulio Sapelli, in una recente intervista, casca l’asino. Prima di tutto perché l’Eni – che si è chiamata fuori dalla vicenda – non importa petrolio già raffinato. Quindi che senso avrebbe avuto l’affare? Poi perché – come in molti hanno notato – un accordo del genere non si fa certo all’hotel Metropol di Mosca e non tra persone che se la intendono in un inglese maccheronico.

“Perciò se dobbiamo pensar male – conclude Preatoni –, viene da chiedersi se questa non sia una manovra concertata. Da chi? Difficile dirlo. Certo che – se ci ricordiamo dell’agguato della Merkel e di Sarkozy a Berlusconi, che portò poi alla caduta del suo governo e alla nomina di Monti, una mezza idea ce la facciamo. E di certo non travalica la linea immaginaria che unisce Parigi a Berlino: le due capitali non sembrano amare chi ha un’idea diversa di Europa.”

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail