Qualche giorno fa il Censis ha scoperto l’acqua calda: gli italiani sono arrabbiati. Secondo l’istituto di ricerca Italiani sarebbero preda di quello che viene definito “sovranismo psichico” come risultato della cattiveria che proverebbero, per riscattarsi dalla delusione per la mancata ripresa economica. L’Italia rappresenta oggi il Paese dell’Unione con la più bassa quota di cittadini convinti di avere un reddito e una capacità di spesa migliori di quelle dei propri genitori: sarebbero il 23% contro una media europea del 30%. A pensarlo sono soprattutto le persone con un reddito basso. La delusione si intreccia con la percezione di essere poco tutelati “a casa propria”: il 63,6% è convinto che nessuno difenda i propri interessi e la propria identità e che debbano pensarci da soli. “La non sopportazione degli altri sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili”, sottolineano ancora dal Censis.

I professoroni del centro studi, invece di interpretare i dati, avrebbero, forse, dovuto metterli soltanto in fila. Sono vent’anni che questo Paese si sta lentamente dissanguando: è ingeneroso dipingere l’Italia come una nazione di matti, xenofobi, arrabbiati, in preda a “sovranismo psichico”. Si tratta piuttosto un Paese popolato da persone esasperate: è la vecchia classe media, spazzata via dalla crisi. Sono cittadini la cui vita è finita, in molti casi, in un angolo in cui bisogna scegliere quali spese pagare per non ritrovarsi col conto in rosso a fine mese.

Questa gente alle ultime elezioni ha chiesto un cambio di rotta, affinché l’Italia non sia più schiava di Bruxelles. Anche se questo governo non ha mai espresso la volontà di uscire dall’euro, forse abbandonare la moneta unica sarebbe l’unico modo di risolvere la madre di tutti i problemi di questo Paese. Restarci significa accettare il declino che comporterà, necessariamente, una sempre maggiore pressione sui ceti che stanno già pagando il conto. O si prendono delle decisioni in grado dare veramente una svolta alla situazione – i pannicelli non bastano più – oppure il rischio è che tutta questa esasperazione sfoci nella rivolta sociale.

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