In prima pagina, sabato, sul quotidiano Libero, campeggiava l’editoriale del fondatore di questo blog, Ernesto Preatoni, che ha letteralmente stroncato le misure del governo per combattere il fenomeno del “nero”. La soluzione secondo Preatoni? Bisognerebbe avere il coraggio di fare la famosa “unione fiscale” e, soprattutto, di obbligare gli Stati del Nord ad attivare politiche fiscali espansive.

“Finalmente ho letto qualcosa di serio sul tema del “nero” – scrive Preatoni nel suo articolo: l’ha scritto Lucilla Incorvati, in un bel pezzo pubblicato sul Sole 24 Ore, qualche giorno fa, sulle sacche di evasioni presenti in Italia. L’errore concettuale, scriveva la giornalista è quello di avere diviso gli italiani in due categorie: i buoni (i lavoratori dipendenti che si suppone le tasse le paghino) e i cattivi (i liberi professionisti che si suppone non le paghino).” In realtà non è affatto così – spiega nell’articolo del Sole 24 Ore pezzo Gian Maria Fara presidente di Eurispes, istituto italiano di ricerca economica politica e sociale – l’operaio che prende 1.500 euro al mese non ce la farebbe a tirare avanti senza un secondo lavoro in nero. Ed è per questo che la sacca del sommerso che si alimenta di contanti è in realtà totalmente trasversale e rappresenta (lo dico senza false ipocrisie), un vero e proprio ammortizzatore sociale.

un lato ci sono dei dipendenti che spesso sono costretti, per arrivare a fine mese, a lavorare in nero per arrotondare lo scarso assegno mensile. Dall’altro lato, nel Paese, il numero di piccoli imprenditori e partite Iva che sono state costrette a decidere se pagare le tasse e oppure evadere per sopravvivere.

“Adesso – aggiunge Preatoni – sento che il nuovo governo sembra intenzionato a non cercare di incentivare più i piccoli imprenditori (come se la “mini flat tax” sulle piccole partite Iva fino a 65mila euro di fatturato mensile avesse avvantaggiato eccessivamente i liberi professionisti), per cercare di tagliare il cuneo fiscale, attraverso una sorta di bonus fiscale, ai redditi fino ai 26mila euro. Basterà? Ma neanche per sogno.” La verità, secondo Preatoni, è che bisognerebbe avere la forza di andare a Bruxelles con una riforma che facesse “saltare il banco” a prendere una revisione totale di quel nodo scorsoio rappresentato dal Fiscal Compact. “Del resto – conclude Preatoni – Draghi, a più riprese, nell’arco degli ultimi mesi ha sollecitato gli Stati a impiegare la leva fiscale, laddove quella monetaria ormai è stata sfruttata ben oltre i limiti del buon senso, al punto da creare una bolla sui mercati finanziari che – secondo me – sarà il nuovo grande rischio che dovremo affrontare in un futuro abbastanza prossimo.”

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