La Germania per lunghi anni – in cui l’Italia e l’Europa tutta – avrebbero avuto bisogno di politiche economiche espansive per far ripartire l’economia e combattere la povertà si è imposta e ha imposto a tutta l’Unione politiche da formichina. Adesso che, però, la recessione bussa con forza alle porte di Berlino, la Merkel s’è convinta: bisogna spendere. E ha messo sul tavolo 50 miliardi di marchi, pardon, di euro.

“È scattato infine l’allarme ultrarosso in una Germania che barcolla sull’orlo della recessione – scriveva il 19 agosto l’inviata del Sole 24 Ore sulle pagine del quotidiano di Confindustria –. Per la prima volta il ministro delle Finanze Olaf Scholz ha dichiarato di essere disponibile ad allargare i cordoni della borsa e aumentare la spesa pubblica, con interventi extra fino a 50 miliardi di euro cioè pari a quanto è costata alla Germania la Grande Recessione dieci anni fa. I margini per fronteggiare una nuova crisi ci sono, ha detto Scholz, perché la Germania ha ridotto il debito/Pil sotto il 60% in questi dieci anni di crescita.”

Secondo la giornalista il ministro socialdemocratico Olaf Scholz, che fino a qualche giorno fa si ostinava a non sentire aria di crisi, alla fine avrebbe dovuto cedere di fronte all’evidenza dei numeri e soprattutto alla pressione che sta montando non soltanto dal suo partito Spd ma anche da alcune correnti della Cdu e da esponenti di spicco del mondo politico e accademico in Germania e non solo. Le elezioni in arrivo il primo settembre in Sassonia e Brandeburgo, due regioni nella ex-Germania dell’Est che è più povera e dove la crisi economica è più grave, sono un altro motivo per fare concessioni governative in questo momento.

“Scholz – aggiunge Bufacchi – ha detto che un’azione di extra-spesa pubblica non è imminente ma ha detto che il governo è perfettamente in grado di mettere assieme un intervento da 50 miliardi, se necessario, pari cioè a ”quanto è costata l’ultima crisi, in base alle mie stime”. Questo è il primo segnale concreto da parte del ministro delle Finanze di apertura (implicita) alla possibilità di abbandonare la regola del pareggio di bilancio, il cosiddetto “zero nero”: ma non è chiaro se i 50 miliardi ipotizzati sarebbero spalmati su più anni e resta da vedere se comunque il Governo Cdu-Csu e Spd sarebbe in grado di garantire un debito/Pil sotto il 60% comunque quest’anno.” Insomma: la Germania, che si è arricchita per oltre 10 anni alle spalle dei partner europei, adesso – fiaccata anche dalla guerra commerciale – è pronta a spendere. Soldi nostri, sia chiaro, non loro.

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