A certificarlo è il Centro Studi di Confindustria: nel 2019 la locomotiva tedesca potrebbe non trainare più la crescita dell’Area euro, a causa della minore spinta dalla domanda mondiale. Nella seconda metà del 2018 l’economia tedesca ha smesso di crescere: in riduzione la produzione manifatturiera e soprattutto gli ordini dell’industria. A pagare le scelte tedesche – tutte sbilanciate sull’export – potrebbe essere tutta l’Unione.

Secondo il Centro Studi di Confindustria – che ha pubblicato un report sulla testata online Start Magazine – “La componente più dinamica del PIL tedesco, le esportazioni di beni, si è ridotta (-0,8 per cento nel secondo semestre 2018 rispetto al primo), per la prima volta dal 2009. Il rallentamento cinese, le tensioni commerciali a livello globale1 e le più severe normative internazionali sulle emissioni per le automobili hanno prodotto la frenata dell’economia tedesca. Queste cause non sono destinate a sparire nell’anno in corso. Anzi, a queste potrebbero aggiungersene altre.”

Lo spettro di un no-deal per il Regno Unito – scrivono gli esperti di Confindustria –e un possibile aumento delle tariffe sulle automobili europee destinate agli Stati Uniti potrebbero complicare lo scenario, ipotecando ulteriormente la crescita delle esportazioni tedesche. Il rallentamento delle esportazioni di beni tedeschi si potrebbe ora propagare anche ai principali partner commerciali, concentrati all’interno del mercato unico europeo. Secondo analisi del CSC, infatti, “buona parte della produzione europea è frammentata in molteplici passaggi transfrontalieri e la Germania ne rappresenta l’hub. In particolare, il 9,4 per cento del valore aggiunto manifatturiero europeo è attivato da scambi intra-UE di semilavorati, per produzioni destinate ai mercati extra-UE. All’interno di questa catena di produzione europea, un forte legame si è costituito tra Germania (primo esportatore europeo) e Italia.”

Insomma: la rigorosissima Berlino, che ha imposto all’Italia e all’Europa una politica economia fatta tutta di esportazioni ora vede la propria strategia accartocciarsi su sé stessa. E ora? E ora niente: chi come la Germania ha goduto, per anni, dei vantaggi dell’Euro ha delle belle riserve per affrontare un rallentamento macroeconomico. Chi li ha seguiti, come l’Italia, senza nulla da guadagnare, ora si deve arrangiare.

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