Le scene che si sono viste ieri in tutta Italia dovrebbero far pensare. Ambulanti e commercianti fermi, in mezzo alla strada, a protestare nelle maggiori città del Paese. Milano, Roma e Napoli. E tante altre. All’urlo di “vogliamo solo lavorare” chiedevano di poter mantenere le proprie famiglie che da più di un anno faticano a mettere insieme il pranzo con la cena. La luce in fondo al tunnel di cui tanto parla il governo rischia di essere la luce di un treno in corsa che ci viene incontro.

Non è che le proteste ci siano state solo nelle tre città più importanti del Paese. In tutte le città d’Italia ambulanti e ristoratori sono scesi in piazza per rivendicare il diritto a tornare a lavorare. A Roma, cosa mai vista, si è arrivata al lancio di bottiglie contro le forze di polizia schierate a difesa di Montecitorio. A Torino, come racconta il sito di Repubblica, una squadra di poliziotti che presidiano la sede della Regione Piemonte, dove poco prima erano state lanciate dai manifestanti bottiglie, pietre e pezzi di legno presi da un vicino cantiere, ha tolto il casco di protezione tra gli applausi dei manifestanti. In serata, spiega il quotidiano, una nota della questura ha precisato che i poliziotti si sono tolti il casco perché “erano venute meno le esigenze operative che ne avevano imposto l’utilizzo”, escludendo che il gesto fosse riconducibile a forme di condivisione della protesta.

Ovviamente nessuno può ammettere, apertamente, di condividere i motivi della protesta, ma la verità è che dopo più di un anno di lockdown la gente non ce la fa più. Non ce la fanno soprattutto i commercianti, gli imprenditori e tutti quelli che non hanno uno stipendio fisso. E pure quelli che la cassa integrazione non l’hanno presa, quelli a cui è arrivata a spizzichi e bocconi, quelli che non riescono a stare al passo con le spese. Perché il grande tema qui è che non ci sono date certe per il ritorno a una pseudo-normalità. Boris Johnson in Gran Bretagna aveva fatto una montagna di errori, ma anche una grande cosa giusta: ha chiuso tutti in casa, ma ha segnato sul calendario le date delle riaperture. E ha saputo vaccinare, massicciamente, i cittadini.

In Italia ce la siamo presa più con comodo, convinti che tanto la gente avrebbe abbozzato, portato pazienza, come fa sempre. Siamo un popolo mite, tutto sommato. Peccato che la rabbia covi, sotto la cenere, almeno dal 2008, dall’ultima grande crisi. E che ce ne aspetti, molto presto, una seconda. Peccato che il Movimento 5 Stelle, che in passato aveva intercettato lo scontento, sia passato da Movimento a partito e che non sembri più in grado di fare quel lavoro di attrazione. Peccato che i soldi e i risparmi siano finiti e quando la rabbia, lo scontento e la fame prevalgono, il rischio di una rivolta sociale diventi drammaticamente reale.

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