L’ultima castroneria che ci è toccato subire in questa ridda di ipotesi legate alla “lotta al contante” – che poi altro non è se non l’ennesima tassa – riguarda l’ipotesi di un’Iva variabile, che – a parità di bene acquistato – aumenterebbe per chi paga cash e verrebbe ridotta, invece, per quei consumatori che preferiscono usare la carta di credito. Idea geniale, ma con un unico limite: è inapplicabile. Parola di commercialista.

Il perché l’idea di variare l’Iva in base allo strumento di pagamento si un’idea del tutto balzana, lo ha spiegato il commercialista Giuliano Mandolesi sulle pagine della testata online Start Magazine, che scrive “Ipotizzare un’aliquota Iva variabile a seconda della tipologia dei pagamenti è attualmente una proposta impraticabile. Chiunque abbia a che fare con l’imposta sul valore aggiunto infatti sa benissimo che il momento di effettuazione dell’operazione, “istante” in cui l’Iva nasce e diviene esigibile, non è sempre coincidente con quello del pagamento.”

Se il problema è superabile per le prestazioni di servizi che si considerano effettuate al momento del pagamento rendendo l’ipotesi “aliquota differenziale” forse applicabile (ad esempio per le prestazioni professionali), scrive Mandolesi, per le cessioni di beni mobili l’idea non è utilizzabile poiché il momento di emissione della fattura da parte del cedente può non coincidere con quello del pagamento del cessionario.

“In poche parole senza una modifica dell’articolo 6 del Dpr 633/72 in caso di cessione di beni mobili, i cedenti dovrebbero emettere una fattura con aliquota iva provvisoria in attesa di capire, in caso di transazioni sotto i 3.000 euro, se l’acquirente pagherà cash o con strumenti tracciati per poi provvedere a rettifica dell’iva nella fattura originaria con nota di variazione – conclude Mandolesi –. È chiaro come la gestione di una casistica simile sarebbe complessa e vessatoria sia per il cedente sia per il cessionario.”

A questo commento di ordine tecnico si aggiunge un’acuta osservazione fatta, qualche giorno fa, dall’ex ministro Brunetta: paradossalmente pensare di abbassare l’Iva a chi utilizza la carta di credito rischia di favore le fasce più abbienti della società – che hanno maggiore dimestichezza con la moneta di plastica – e, paradossalmente – di penalizzare quelle più povere, ancora abituate a utilizzare soprattutto il caro vecchio contante.

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