La verità sulla manovra l’ha scritta il quotidiano romano Il Messaggero, una settimana, in un pezzo di Luca Cifoni che ha fatto i conti e cos’ha scoperto? Che, al di là delle dichiarazioni dei politici, e dello spottone della “rimodulazione” dell’Iva, nella manovra del governo giallo rosso ci sono la bellezza di otto miliardi di tasse in più. Il resto sono chiacchiere.

Il governo, scrive il Messaggero, ha completamente sterilizzato per il 2020 i previsti aumenti di imposta sul valore aggiunto e accise, per un importo complessivo di 23,1 miliardi. E ha anche provveduto a ridurre il fardello per gli anni successivi, cancellando circa 10,4 miliardi nel 2021 e 3,4 nel 2022. Il prossimo autunno chi dovrà progettare la legge di bilancio si ritroverà in partenza un handicap appena meno pesante di quello di quest’anno, ma comunque ingombrante: 18,3 miliardi dai circa 28,7 lasciati in eredità dai precedenti governi.

Come è stato fatto notare nei giorni scorsi da vari osservatori tra cui il Centro Studi di Confindustria, l’ingombrante presenza delle clausole falsa la percezione della manovra e il dibattito su di essa, visto che si tratta di imposte che sulla carta si riducono, anche se nessuno se ne attende l’applicazione, aggiunge Il Messaggero.

“Sull’altro piatto della bilancia, con il segno contrario, ci sono quasi 11 miliardi di incremento di tasse e contributi – conclude il Messaggero –. Anche sottraendo i 3 che sono il frutto del rinvio al prossimo marzo della rata di imposte dirette prevista per novembre – e dunque non rappresentano un vero appesantimento – ne restano circa 8 che in varie forme vengono posti a carico del mondo produttivo e dei contribuenti in genere. Chi paga il conto? Formalmente le voci riconducibili al capitolo lotta all’evasione ammontano a 3,2 miliardi, ma poco o niente viene dalla spinta ai pagamenti elettronici, che è forse il messaggio principale sul piano della comunicazione. La parte del leone la fanno invece la stretta sulle compensazioni e quella contro le frodi in particolare nel settore dei carburanti, oltre al potenziamento del meccanismo del reverse charge (l’Iva anticipata dal compratore) e della responsabilità solidale tra committente e appaltatore.”

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