Ursula von der Leyen, la nuova presidentessa della Commissione Ue ci viene spacciata per una politica dalle spiccate qualità e da un curriculum eccellente. Peccato che, in realtà, si sia riciclata dopo essere finita in uno dei più grossi scandali politici che l’hanno vista protagonista quando era ministra della Difesa tedesca.

Due donne alla guida dell’Unione, hanno esultato a Bruxelles. Evviva. Chi le conosce, però, non esulta. Della Lagarde abbiamo già parlato: il suo curriculum sembra piuttosto debole per guidare la Bce nei prossimi anni. Ursula, invece, ne sfoggia uno che sembra impeccabile: parla correntemente tre lingue, francese, inglese e ovviamente tedesco. “L’inizio della sua carriera politica è stato contraddistinto da una coraggiosa proposta di istituire gli Stati Uniti d’Europa, sul modello degli stati federali come la Svizzera, la Germania o gli Usa – scriveva ieri la testata online Quotidiano.net –. Molti commentatori sottolineano i progressi fatti sotto la sua guida nell’integrazione della difesa europea, come la missione Nato nell’Egeo nel 2016 per arginare la crisi dei migranti che invasero Grecia e Turchia. Quando era ministro della Famiglia, tra il 2005 e il 2009, aumentarono i posti negli asili nido e le retribuzioni per i congedi parentali. Due anni fa aveva votato a favore dei matrimoni gay, superando le contrarietà della stessa Merkel.”

Peccato che a un certo punto la stella di Ursula si sia oscurata: “Da quando è titolare della Difesa tedesca, nel 2013, la popolarità di Ursula von der Leyen è scesa ai minimi, tanto che oggi risulta penultima nella classifica dello Spiegel sul gradimento dei titolari di dicasteri in Germania – prosegue Quotidiano.net –. È un dato di fatto che la neoeletta presidente sia riuscita a sopravvivere allo scandalo che ha infangato la reputazione della Difesa tedesca, riconducibile direttamente alla ministra: una commissione parlamentare indaga su accuse di nepotismo in relazione a contratti multimilionari affidati ad appaltatori esterni. Uno di questi appalti era stato affidato alla McKinsey, società di consulenza nella quale lavora anche un figlio della Leyen.”

E così Ursula ha pensato bene di riciclarsi, con l’aiuto di Merkel e Macron, in un ruolo che la dovrebbe veder vigilare sull’applicazione dei Trattati e degli atti vincolanti da parte dei governi, spesso in rotta di collisione per motivi politici o per meri interessi economici. A pensar male si fa peccato, ma verrebbe da pensare che avrà un occhio di riguardo per Berlino e per Parigi.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailfacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail