Se ne parla poco sui giornali, ma la Germania ha una spina nel cuore della propria economia: si tratta della Turchia. Il Paese guidato da Recep Tayyip Erdogan non riesce più a difendere la svalutazione della propria moneta: se dovesse andare in default, le prime a saltare sarebbero le banche tedesche.

Ad aprire le danze della crisi della lira turca, l’8 maggio “Era stato l’analista di Abn-Amro, Nora Neuteboom, a detta della quale “dato il livello ormai relativamente molto basso delle riserve, la Turchia non può più permettersi di utilizzare cuscinetti valutari a difesa della moneta – scriveva giovedì scorso Mauro Bottarelli sulla testata online Business Insider –. Gli investitori sono perfettamente coscienti di questo fatto e un minimo incidente di percorso, ad esempio ulteriori tensioni con gli Usa, potrebbe facilmente innescare una nuova sell-off sulla lira“. La quale, a inizio settimana, aveva già inviato segnali di prossima resa, avendo varcato il Rubicone di quota 6 sul dollaro, nonostante i quasi 500 milioni di riserve messe in campo – e bruciate – proprio dalla Banca centrale solo in quella giornata”

La Germania quella che rischia di rimetterci più di tutti, se la Turchia non trova un modo di stabilizzare il valore della propria valuta: “Il principale fattore frenante e di debolezza esterna per l’economia tedesca è rappresentato proprio dalla Turchia, stante i livelli di esposizione e interscambio commerciale. Se quindi qualcuno potrebbe essere tentato da un assalto finale contro Ankara, sia per ragioni politiche legate all’ambiguità sempre maggiore della politica estera e di difesa di Recep Erdogan che per ottenere un effetto “ottobre 2018” sui mercati che costringa la Fed a un taglio dei tassi, l’eurozona vedrebbe la propria locomotiva – già pesantemente rallentata nella sua marcia – colpita al cuore da una turbolenza in grande stile della Turchia, principale bacino dell’export – aggiunge Bottarelli –. E visto lo sgarbo diplomatico di Mike Pompeo verso Angela Merkel dell’altro giorno, le due cose potrebbero andare a braccetto. Con effetti difficilmente preventivabili e che richiederebbero, senza dubbio, un ritorno in campo della Bce.”

Insomma: in assenza di una Troika da invocare, per far pagare al Paese fallito il salvataggio dei creditori tedeschi, l’unica via sarebbe chiedere a Mario Draghi di inondare di nuovo l’Europa di Euro. Col rischio di una bolla che prima o poi rischierebbe di ricadere su tutta l’Unione.

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