A Roma il Governo sta imbastendo l’ennesima mossa per raccogliere consensi: sebbene gli studi di statistica indichino per il 24 maggio il punto in cui i nuovi contagi da Covid-19 dovrebbero tendere allo zero, il premier sembra intenzionato a riaprire non prima dell’inizio di giugno. Il motivo: legare le riaperture alla Festa della Repubblica, in modo da trasformare le celebrazioni in uno spottone elettorale. Nel frattempo imprenditori, commercianti, autonomi e precari muoiono di fame.

Si tratta, ovviamente, di una voce non confermata, ma rimbalza, da giorni, nei palazzi del potere e nelle redazioni dei giornali un sospetto: l’idea che il Governo, dopo aver studiato le proiezioni degli studi di statistica che raccolgono dati sui contagi da Covid-19 in Italia, si siano convinti di poter sfruttare la discesa del numero dei nuovi malati – che, se non ci saranno sorprese, potrebbe tendere allo zero vero il 24 maggio – per decretare la fine di tutte le misure di lockdown il 2 di giugno. E non a caso, proprio nei giorni scorsi, da Roma sembrano decisi, proprio in quella data, di permettere, finalmente, ai cittadini di spostarsi liberamente da una regione all’altra.

Perché il 2 giugno, vi chiederete. Beh, facile: la Festa della Repubblica sarebbe un fantastico palco elettorale per il premier e si suoi sodali per celebrare le straordinarie sorti e progressive che avrebbero permesso al Governo di traghettare il Paese fuori dalla crisi sanitaria. Un bello spottone elettorale, insomma. Di cui a Roma avranno un gran bisogno perché – dopo il consenso raccolto da Conte durante il lockdown – la crisi economica inizia a mordere forte. La cassa integrazione in deroga a metà giugno di concluderà, i commercianti che non sono falliti iniziano a rendersi conto che – con le nuove regole – a molti non converrà riaprire, mentre imprenditori e autonomi stanno ancora litigando col sistema bancario che avrebbe dovuto fare “un atto di amore” e invece non si attacca alla burocrazia per non erogare i prestiti garantiti dallo Stato.

In uno scenario in cui il Governo ha deciso di mettere in campo una manovra da 55 miliardi che cerca di mettere un cerotto su un’economia ferita – che rischia di perdere oltre il 10% di Pil nel 2020 – e che non si sa bene da dove prenderà le risorse per una seconda manovra destinata al rilancio, a Roma rischiano di dover fare i conti, nei prossimi mesi, con qualche milione di nuovi disoccupati. Di fronte a tutto questo non avrebbe avuto senso tentare di anticipare i tempi e permettere – nelle regioni in cui questo fosse stato possibile – permettere a tutti di riprendere a lavorare il prima possibile, invece di perdere tempo prezioso?

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