Siamo stati, in più di un’occasione, criticati, in passato, per aver paventato la possibilità che – dopo la pandemia – potesse verificarsi la rivolta sociale in Europa. Ora che a dirlo, anzi, a scriverlo, è l’eminente Fondo Monetario Internazionale, nessuno palesa più alcuna critica. Tutt’al più i giornaloni euro entusiasti nascondono la notizia: Libero, però, la scorsa settimana l’ha riportata con dovizia di particolari. Vi proponiamo uno stralcio del pezzo di Carlo Nicolato.

“In attesa di scoprire se il peggio sia passato, se la pandemia abbia fatto il suo corso e i vaccini pure, non possiamo che rallegrarci, si fa ovviamente per dire, in attesa di un altro peggio in arrivo, una bella rivoluzione certificata dal Fondo Monetario Internazionale – scrive Nicolato –. Se infatti qualcuno non se n’è ancora accorto, nonostante il pil abbia cominciato a risalire, la pandemia e le relative chiusure hanno lasciato sul campo milioni di vittime, non solo quelle che malauguratamente hanno perso la vita e continuano a perderla, ma anche chi ha perso il lavoro, tutte le aziende che hanno chiuso, i negozi, i ristoranti, gli alberghi che non hanno retto alle chiusure, nonostante i magri ristori.”

Secondo Nicolato sono le famiglie che ora più di prima non arrivano alla fine del mese. La forbice tra ricchi e poveri che è ulteriormente cresciuta, e non solo tra i ricchissimi e tutti gli altri, ma anche tra quelli che hanno un lavoro certo e chino: tra i dipendenti e le partite iva o gli autonomi si è scavato un solco sempre più profondo e le latenti tensioni sociali già preesistenti rischiano di sfociare in disordini, scontri.

“Dopo il Covid-19, certifica lo studio del Fmi, rischiamo insomma né più né meno di rivivere ciò che numerose volte è già successo in passato dopo le epidemie – aggiunge Nicolato –. «Capire le implicazioni delle epidemie sui disordini sociali è fondamentale per prepararsi a potenziali ripercussioni causate dalla pandemia di Covid-19», spiega lo studio titolato appunto Social Repercussions of Pandemic, che ricorda come per esempio l’ insurrezione di Parigi del 1832, immortalata da Victor Hugo nei Miserabili – e la successiva contro -rivoluzione – siano state innescate proprio da una grande epidemia di colera che provocò la morte di 20mila cittadini su un totale di 650mila.”

Come la peste che colpì Bisanzio sotto l’imperatore Giustiniano I nel VI secolo abbia avuto tali ripercussioni nella storia dell’impero da segnarne la storia per sempre. O come perfino l’influenza spagnola di un secolo fa abbia contribuito insieme alla Prima Guerra Mondiale a creare le condizioni sociali dei successivi avvenimenti politici. “Il Fmi sottolinea che durante la pandemia generalmente si produce un momento di calma relativa, una sorta di remissione dei problemi sociali, ma che tempo due anni questi riesplodono in tutta la loro virulenza – conclude Nicolato –. Ovviamente non c’ è la certezza matematica che ciò accada anche adesso, ci sono però evidenze statistiche e situazioni pregresse.”

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