La partita sui Mini-Bot è un paravento. I Mini-Bot – come scriveva anche Ernesto Preatoni, che abbiamo ripubblicato ieri – da un punto di vista dell’economia, rappresenterebbero un pannicello caldo, cui il Paese potrebbe lanciare una, altrettanto mini, manovra espansiva. Per i mercati e burocrati di Bruxelles, invece, i Mini-Bot potrebbero essere il casus belli con cui attaccare l’Italia, accusandola di voler lasciare l’Euro. E non è detto che sarebbe una cattiva idea per il Paese.

È il Corriere della Sera – in un articolo pubblicato domenica sulle pagine del suo sito dedicate all’economia – a raccontare questa partita che si sta giovando sul tema dei Mini-Bot. Secondo il quotidiano di via Solferino Giovanni Tria “si è abituato a stare sotto i riflettori, ma non ha cambiato idea: la partita che l’Italia sta giocando in Europa non riguarda solo il numero previsto del disavanzo o del debito; coinvolge la capacità del governo — e la sua volontà — di sradicare i dubbi diffusi nelle altre capitali e nei mercati che l’Italia si tenga un piano di riserva: l’uscita dall’euro, piuttosto che accettare un programma della Troika, se lo stress finanziario minacciasse di precludere al Tesoro l’accesso ai suoi investitori tradizionali.”

Per questo, secondo il Corriere, dietro al rifiuto di Tria all’idea dei mini-Bot ci sarebbe proprio questa preoccupazione. Non tanto il fatto che il Paese decida di usare i nuovi “pagherò” dello Stato per uscire veramente dalla moneta unica, quanto piuttosto che il timore che questo avvenga possa serpeggiare tra i partner e i creditori del Paese.

Ma c’è di più. Il ministro, sempre secondo il Corriere, vedrebbe nei debiti commerciali dello Stato quasi come un pretesto: “la maschera dietro la quale far avanzare i mini-Bot, come mezzo di pagamento potenzialmente alternativo o parallelo all’euro. Che il problema di fondo non siano i debiti dell’amministrazione verso i fornitori, lo segnalano i dati stessi del governo. Oggi quei ritardi non sono più l’emergenza di qualche anno fa. Secondo Farmindustria, i tempi medi di pagamento nella Sanità sono crollati dai 251 giorni del 2012 a 58 alla fine del 2018. Siope, la banca dati della Ragioneria, mostra che a settembre 2018 le regioni e i grandi comuni pagavano in media a 36 giorni: prima della gran parte delle imprese.”

Insomma: il mercato ha paura che se ci dotassimo di una moneta parallela, forse poi potremmo usarla. Il vero problema è che il Paese non ha nessuna intenzione di lasciare l’euro. E nel frattempo i fondi speculativi, con questa scusa, si preparano ad attaccare l’Italia.

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