Qualche giorno fa si è registrato un fatto storico: i tassi dei titoli a 10 anni di Atene sul mercato secondario sono scesi nel corso della giornata su un livello più basso rispetto ai BTp di pari durata. Non accadeva dal 2008, da prima che la Grecia sprofondasse in una profonda crisi del debito sovrano che poi ha affrontato con tre piani di salvataggio. Un sorpasso che era nell’aria da giorni, giustificato dalla vittoria, in Grecia, alle ultime elezioni della formazione di centro-destra, favorevole a politiche neo liberiste, che tanto piacciono ai grandi fondi di investimento che – solo pochi anni fa – avevano determinato il default di Atene.

Alla storia recente non manca il senso dell’umorismo. Come scriveva Vito Lops sulle pagine del Sole 24 Ore, esattamente una settimana fa, i titoli di Stato della Grecia hanno chiuso la giornata di borsa con un spread inferiore rispetto a quello italiano sulle scadenze a 5, 7 e 15 anni. “Si tratta di pochi basis point ma che fanno certamente notizia considerando che: 1) la Grecia ha un rating (BB-) inferiore di quattro gradini rispetto a quello italiano (BBB); 2) a inizio anno l’Italia esibiva un vantaggio di 170 punti sulla parte a 10 anni.”, spiega Lops.

“In un mondo in cui molti bond girano a tassi negativi e dove è complicato trovare rendimenti accettabili sul mercato obbligazionario gli investitori sono tornati a riconsiderare la Grecia come un’opportunità – spiega un trader al giornalista del Sole 24 Ore -. Soprattutto dopo le elezioni del 7 luglio di Atene che hanno portato al governo il leader del partito di centro-destra Nuova Democrazia, Kyriakos Mitsotakis, e hanno sancito l’uscita di scena di Alexis Tsipras. Mitsotakis si è detto sin dalla campagna elettorale favorevole a politiche neo-liberiste, le stesse gradite ai mercati e agli investitori internazionali. E questo spiega tutto il resto”.

Quanto visto in Grecia, conclude Lops, è la prova lampante che la politica influenza in questa fase, più del rating o delle prospettive immediate di crescita del Pil o dell’andamento dell’inflazione, l’andamento dei bond governativi. La stessa politica che ha fatto ballare di molto i rendimenti dei BTp. Certo fa sorridere il fatto che quegli stessi mercati che hanno decretato il fallimento di Atene, oggi abbiano ripreso a comprarne i titoli perché affamati di rendimento.

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