Qualche giorno fa l’autorevole giornalista del Corriere della Sera, Milena Gabanelli, ha lanciato una proposta: non tassare solo il contante prelevato oltre una certa soglia dai conti correnti. Ma anche quello depositato. L’idea è che così si inasprirebbe la guerra al “nero”. Ci sono però delle ragioni, come ha fatto osservare sulle pagine del QN, lunedì, Ernesto Preatoni, per cui una simile misura rischierebbe, al contrario, di alimentare l’evasione fiscale.

“Ho un grande rispetto per Milena Gabanelli e per le sue inchieste, devo dire che però la sua proposta di tassare non solo il contante che si preleva, ma anche quello che si deposita, mi è sembrata soprattutto una provocazione destinata ad alimentare il dibattito. Per due motivi – scrive Preatoni –. La mia prima perplessità riguarda i commercianti e, più in generale, quei piccoli imprenditori che vengono pagati in contanti per piccole cifre, penso al solito, povero, bistrattato idraulico o al barista. Mi può anche star bene che li si incentivi a dotarsi di un Pos, ovvero la macchinetta che consente di accettare bancomat e carte di credito. Ma se l’idraulico viene pagato in contanti per 50 o 100 euro dall’anziana cliente a cui fa regolare fattura, o se più banalmente il barista continuasse a venire pagato in contanti, ogni mattina, per caffè e cornetto, come farebbero questi due disgraziati, che hanno necessità, ogni giorno, di versare il contante in banca? Verrebbero tassati due volte?”

Se tassassimo i commercianti, aggiunge Preatoni, su ogni versamento in banca, questi non sarebbero disincentivati a far emergere quanto guadagnano? Una simile misura, infatti, rischierebbe di alimentare un circuito di pagamenti in “nero” parallelo al fatturato “in chiaro” ottenuto dai clienti che preferirebbero utilizzare la moneta di plastica.

“Provo a contribuire al dibattito mutuando un’osservazione fatta, qualche giorno fa, sul Corriere della Sera da un lettore, e che condivido pienamente – conclude Preatoni –. Negli Stati Uniti l’utilizzo del contante è ancora diffusissimo, ma la percentuale dei furbi è ridotta al lumicino. Per due ragioni: la prima è che, culturalmente, gli evasori fiscali sono considerati nemici della collettività e puniti col carcere. La seconda è che tutte le spese sono detraibili sia per i dipendenti che per i liberi professionisti, perciò tutti vogliono lo scontrino fiscale. Perché non possiamo copiare da chi ha già risolto il problema?”

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